mercoledì 19 luglio 2017

Rinunce? No, grazie!

Caro Diario,
  non so rinunciare.

  Da anni, eoni, decenni (ebbene, sì, a 40+ posso dirlo) sono sicura di una cosa: io non rinuncio.
  Non rinuncio alla vita in città, non rinuncio agli studi all'estero, non rinuncio al mio primo amore-lavoro, non rinuncio a mille nuovi corsi interessanti.
  Io non so rinunciare: so scegliere.

  Scelgo di non fare tutte quelle cose perché, in fondo, non mi va di farle.
  Non rinuncio mai a nulla e mai potrò dare colpa al caso, ad alcuno, ad alcunché: scelgo sempre con conscienza di agire o non agire.

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mercoledì 5 luglio 2017

Un mese di libri (moltiplicato due): maggio e giugno, che confusione!

Caro Diario,
  ben ritrovato. 
  Vorrei scriverti che in questi ultimi mesi mi arrampico sulla vetta più alta del mondo, mi tuffo negli abissi più profondi, conosco mondi lontani e parlo mille lingue. 
  In realtà lavoro. Qualcuno di mia non-conoscenza direbbe: "Banale".

  Lavoro troppo, per i miei gusti, e le mie letture ne risentono: confuse, senza un filo conduttore, sparpagliate e pure un poco arruncigliate.

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  Inizio con Una visita guidata e L'imbarazzo della scelta di Alan Bennett, autore che adoro. Scrive di quadri, del suo rapporto con l'arte e dei suoi preferiti. Con il solito umorismo sottile con cui descrive, altrove, la signora del furgone che viveva nel suo giardino. Fa venir voglia di guardarli dal vivo, quei quadri, e di fare un giro di contemplazione in una galleria.

  Invece vado In Asia con Tiziano Terzani. Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Corea, Filippine, Giappone, isola di Sakhalin, Birmania, Pakistan, India, Sri Lanka, Tibet. La fetta di storia di un continente: mi piace scoprire gli avvenimenti di un passato recente per paragonarli a ciò che accade oggi. Ci si dimentica in fretta che cosa eravamo.

  Ho bisogno di qualcosa di leggero, ma non troppo. Mi affido a La signora dei funerali di Madeleine Wickham (alias Sophie Kinsella). Mi piace, perché il lieto fine è una possibilità, una porta aperta sul cambiamento. In generale, una lettura che scorre tranquilla, senza i batticuori né i nervosismi tipici di sua "cugina" Becky Bloomwood.

  Due intervalli rassicuranti e molto gustosi di Agatha Christie - Addio, Miss Marple e La morte nel villaggio - prima e dopo un libro tosto e denso: Donna alla finestra di Catherine Dunne. Un'altra storia familiare, ricca di mille risvolti, dolori, ripercussioni, vendette - come solo la realtà sa essere. È da qualche anno che non lo rileggo, come gli altri suoi libri - con l'eccezione di La metà di niente e L'amore o quasi - non si concludono con un sospiro di sollievo: sono indagini oggettive di relazioni affettive, condotte con attenzione e bravura. Lei è una delle mie autrici preferite. 

  Leggo tanti altri libri: li inizio convinta, poi li metto da parte. Non ho più segnalibri, son tutti sparsi tra le pagine in attesa! Li finirò? Non lo so... 

giovedì 11 maggio 2017

Un mese di libri, aprile mitico

Caro Diario,
  aprile segna l'inizio di un periodo intenso e stancante.
  Per questo mi butto sui libri e la prima cosa che faccio ogni giorno è identica all'ultima cosa che faccio ogni giorno: leggo. Per fortuna lascio il libro di turno sul comodino, altrimenti al lavoro sarei  di continuo tentata.

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  Inizio e finisco La signora di Avalon di Mary Zimmer Bradley. È un libro ponte, tra Le querce di Albion e Le nebbie di Avalon, e non mi fa impazzire. Leggo quasi tutti i suoi libri e, tra tutti, mi piace davvero solo uno: La torcia. Mi annoiano lo stile, la monotonia (alla fin fine, scrive sempre delle stesse cose), il pessimismo, la triste traduzione; eppure, ogni tanto la leggo. Forse per i mondi che evoca? Può darsi. Ma aspetterò un po' prima di leggere l'ultimo libro della trilogia.

  Dopo tanti anni d'attesa, infine eccolo: L'epopea di Gilgamesh a cura di Nancy Katharine Sandars. L'autrice è un'archeologa preistorica e in questo piccolo librino racchiude anni di ricerche, scoperte, interpretazioni, sogni e poesia. Narra la storia del più antico eroe conosciuto, Gilgamesh, re di Uruk "che conobbe i paesi del mondo", per due terzi dio e un terzo uomo. Gilgamesh, esuberante e pieno di vita, teme solo una cosa: la morte. Perciò vaga fino ai confini del mondo per scoprire il segreto dell'immortalità. Ma l'immortalità è una prerogativa divina, gli dicono, e a Gilgamesh non resta che tornare a casa sconfitto, con meno esuberanza e più saggezza. Ora sa che lo scopo di ogni persona è fare ciò per cui si è nati, nel miglior modo possibile.
Quanta verità! I Sumeri ne sapevano più di noi.

  Mi prestano i libri del ciclo Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo di Rick Riordan e con somma felicità mi ci tuffo. Sono libri per ragazzi curati in ogni dettaglio: belle trame, bei personaggi, bel coinvolgimento, bei titoli (stravedo per i titoli dei capitoli!), bello tutto. Complimenti all'autore (e al curatore) per l'ottima idea di unire due passioni (la mitologia e la scrittura) e tanto divertimento.

mercoledì 26 aprile 2017

Che visione monoculare!

Caro  Diario,
  il momento è giunto.
  Sono miopissima con una spruzzata di astigmatismo da sempre. Da sempre credo che da anziana la mia miopia rallenterà di pari passo con l'accelerata della presbiopia. In poche parole, il corto s'allungherà e vedrò finalmente bene. Ridendo come una matta e facendomi beffe degli altri anziani dalle braccia troppo brevi.
  Balle. Sono solo leggende metropolitane.

  Tanto per iniziare a 40+ non sono anziana. Sono un'ex QQ, fiera e (quasi) rassegnata.
  Per continuare, la presbiopia avanza, ma la miopia non indietreggia.
  Infine, mentre leggo mi sorprendo in gesti odiosi: aggrottare la fronte e allungare le braccia oppure sollevare gli occhiali e accorciare le braccia. Odiosi, odiosissimi.

  Così corro trafelata dall'oculista e dall'ottico (inseparabili consiglieri di una vita intera) e pongo la fatidica domanda: "E ora che cosa faccio?"

  "Occhiali da vista con lente graduate?"
  "No, grazie. Soffro il mal di mare."
  "Lenti a contatto graduate?"
  "Per carità! Istigazione al doppio mento."
  "Lenti a contatto da miope e occhiali da presbite?"
  "Mi rifiuto. Sono giovane. Gli occhiali da presbite mai."
  "..."
  "..."
  "Ci sarebbe..."
  "Che cosa? Mi dica! Non mi tenga sulle spine!"
  "Ci sarebbe la visione monoculare."
  "Ah!"

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  E così è. Da un paio di settimane uso una lente a contatto per veder bene da lontano e una per veder bene da vicino. Uso l'occhio con la lente che corregge la presbiopia per vedere da vicino e l'occhio con la lente che corregge la miopia per vedere da lontano. Non so quale sia l'uno e quale l'altro: il segreto sta nel farlo con spontaneità, senza pensarci.

  Funziona? Forse sì. Son talmente abituata a veder spesso male (gli occhiali si sporcano-appannano-graffiano, le lenti si seccano-opacizzano) e poco benissimo, da non capire se funziona.
  Però m'è sparito il doppio mento, i gomiti son rilassati, la fronte liscia e le parole-mirmidoni indecifrabili.
  Quindi, sì, pare che funzioni.
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mercoledì 19 aprile 2017

Un canotto per Baldo

Caro Diario,
  il Baldo non è più lo stesso.
  Continua la sua opera di Aratore di Strade durante le passeggiate e di Raccoglitore di Coccole da mane a sera, però da qualche mese è cambiato.
  Ormai le sue attività domestiche principali si riassumono in due parole: pappa e nanna. Dorme sempre di più e mangia mangerebbe sempre di più, con un effetto devastante sul suo giaciglio.
  Perché ei è un canide fuori dalle righe, controcorrente, disdegna mode, regole e buon senso: in materia di nanna fa quel che gli pare.
  S'addorma perpendicolare al giaciglio, con sedere su e tutto il resto giù (o viceversa), abbatte le sponde, scivola sotto il termosifone e si brucia - ohibò - le terga, accusa dolori articolari e si lamenta del servizio scarso di questa pensione (leggi casa nostra).

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  Così non si può continuare. Decidiamo di porvi un rimedio e la nostra ricerca di un buon giaciglio ricomincia.
  Approdiamo alla soluzione con un canotto: un cuscino ovale contornato da un salsicciotto più spesso, tutto completamente sfoderabile e lavabile e peloresistente (grazie, o dei canini!). Nero di colore, rivestito di teli colorati provenienti da ogni dove.
  Pare sia gradito al canide: può sostenere il capo mentre medita, le spalle mentre rimira i biscotti, la schiena mentre si gode le coccole; può starvi disteso o acciambellato, con la coda lunga o arricciolata sotto il naso.
  Che sia la volta buona?

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mercoledì 12 aprile 2017

Sogni, desideri e bisogni: davvero chi si accontenta gode?

Caro Diario,
  ogni tanto mi pongo delle domande esistenziali.
  Per esempio: ma davvero chi si accontenta gode? Gioire delle piccole cose, è così salutare? A volte mi sembra un nobile pretesto per distogliere l'attenzione da ciò che davvero conta.

  Accontentarmi non mi piace. Accetto con coscienza quel che non posso cambiare e mi adatto al cambiamento per poter trarne il meglio. ma la mia attitudine è cercare qualcosa che è più avanti di me. Sono contenta e soddisfatta di ciò che ho e che sono e che faccio, ma ho da sempre dentro di me una spinta che mi pungola ad andare oltre. Non ne soffro, non vivo male, ma a volte mi affatica.

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  E poi, di che cosa ci si accontenta? Di sognare invece di fare? Di desiderare invece di avere? Di sentire il profumo d'arrosto invece di assaporarne il sapore succulento?
  Ho fatto un'indagine di mercato. Pare che la gente associ al verbo accontentarsi la felicità delle (solite) piccole cose, i sogni e i desideri.

  È bello godere di quel che si ha, si è e si fa - una sensazione molto appagante: Essere contenti delle proprie scelte è uno dei fondamenti della vita. Oltre ai desideri e ai sogni, però, ci sono anche i bisogni!

  Mumble, mumble.

  Dopo attente riflessioni, ecco la mia risposta: non sono i sogni o i desideri irrealizzati, ma i bisogni non soddisfatti a farmi dire "mi accontento".
  E tra i bisogni (quelli veri, tipo la salute) c'è anche crescere come persona: per me è un viaggio continuo e tortuoso, spiacevole e piacevole, doveroso sempre e sempre entusiasmante.

  Le cose belle che ci accadono e che abbiamo, come la persona che siamo e le azioni che compiamo, sono frutto delle nostre scelte: è giusto e doveroso come esseri viventi riconoscerne la bellezza e gioirne. Ed è altrettanto giusto e doveroso come esseri viventi accorgersi di poter migliorare, non arrendersi e non accontentarsi di quel che possiamo cambiare.
  Altrimenti, a che cosa serve vivere?

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mercoledì 5 aprile 2017

Un mese di libri. Marzo col turbo

Caro Diario,
  a marzo leggo anche per febbraio.
  E siccome è un mese forsennato e pieno zeppo di cose, mi chiedo quando riesco a leggere ben sette libri.
  Vero è che la maggior parte sono libri bellissimi, che scorrono via come l'acqua fresca dal bicchiere. Alcuni li conosco da sempre, altri son nuovi. Eccoli.

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  Finisco Ragione e sentimento di Jane Austin e continuo a mal sopportare Marianne. Mi vien da dire che comprendo poco Edward, mentre di Lucy e di Fanny conosco il tipo. È ora di leggere il prossimo romanzo dell'autrice, correrò ai ripari.

  Prendo in prestito Una piccola libreria a Parigi di Nina George, attirata dal titolo. Tutto mi aspettavo fuorché la storia narrata. Arrivo a più di metà, ma proprio non mi cattura, non è vivo. Perciò, quando mi capita tra le mani un libro nuovo, lo abbandono senza tanti rimpianti.

  Il libro nuovo è Né giusto né sbagliato di Paul Collins. Mi rapisce fin dalla prima pagina: lo leggo in treno, per strada, a letto prima di addormentarmi e appena sveglia, a colazione. Lo leggo in due giorni, dal tanto che mi prende. È la storia di un padre (l'autore) che scopre l'autismo di suo figlio, intrecciata alla storia delle scoperte e ricerche di studiosi e autistici. È un libro avvincente, scritto in modo meraviglioso, che aiuta a conoscere un po' di più l'autismo.
  Poiché anche questo è un libro in prestito, lo ordino in libreria per poterlo rileggere.

  Via la polvere dalla casa e dalla mente di Karen Kingston è IL libro di space clearing, ovvero l'arte di fare spazio, ideato dall'autrice e basato sul feng shui (leggesi feng-sciuèi), l'antica scienza architettonica cinese. Molto interessante, da mettere in pratica appena possibile.
  Altro prestito, in attesa che venga rieditato.

  Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo mi attira per il titolo e la copertina degna di un fantasy. Lo leggo tutto, fino in fondo, anche se per tutta la durata del libro non capisco mica bene perché le donne erediteranno la terra. Perché ora di chi è, la Terra?
  Sono interessanti le storie di donne "fuori norma", anche se non capisco a che cosa servano. Certo, l'autore sa scrivere bene, in ogni senso.

  Ogni tanto ho bisogno di rileggere il mio libro del cuore, La foresta incantata di Mary Stewart. Mentre lo leggo, mi ritrovo seduta al tavolo della cucina con una tazza di tè fumante e qualche biscotto sul piattino dal bordo dorato: ho sedici anni, vado al liceo e mi sto innamorando di questo romanzo. Mi piace tutto, tutto, tutto.

  Le querce di Albion di Marion Zimmer Bradley: da quanto non lo leggo! L'ultima volta ne rimango amareggiata - odio le storie che finiscono male - ma stavolta son preparata. È un fantasy storico, ambientato nella Britannia del I secolo, nel bel mezzo dei contrasti tra romani e britanni. Ci sono druidi, sacerdotesse, oracoli, nazareni, divinità... C'è tutta l'autrice. E mentre leggo penso a quanto sia ripetitiva nelle sue storie e a quanto sia poco avvincente la sua scrittura (o la traduzione!), eppure i suoi libri sono sempre belli.

mercoledì 29 marzo 2017

Ode al bidè

Caro Diario,
  ho un dubbio atroce.

  Mi piace seguire trasmissioni televisive che hanno a che fare con le case: ristrutturazioni, vendite, acquisti, case piccole, grandi, su ruote, di legno, in riva al mare, in cima ai monti. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con le case.
  Sono trasmissioni per lo più americane e gli americani nelle loro case non contemplano il bidè.

  Zero bidè. Che cos'è il bidè? Boh, non lo sanno. Non lo sanno??? Ohibò.
 
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  Poi mi guardo attorno e scopro che questa moda del no-bidè si sta diffondendo anche in Italia.  
  Ristrutturiamo il bagno? Via il bidè! Meglio far spazio a un mobile in più, per contenere centomila cianfrusaglie di sicuro utilissime, altro che il bidè.
  D'altronde, a che cosa serve il bidè?

  Se non sai rispondere, non sei più mio amico.

  E il dubbio, caro Diario, sorge spontaneo: chi elimina il bidè soffre di stipsi olimpionica o è un ammiratore di Tarzan?

mercoledì 22 marzo 2017

Lavori in corso: la camera #2

Caro Diario,
  c'è sempre una prima volta, anche in camera.

  I lavori in corso son sempre più in corso: dopo la nuova parete rivestita di legno, è la volta del letto.
  Abbiamo il letto nuovo! Anzi: abbiamo il letto! Non più una rete su gambette, ma un vero e proprio letto - il nostro primo letto - dotato di pediera, testiera, laterali e un paio di reti a piccole doghe.
  Di metallo e di un bel colore grigio scuro: talmente bello che - ne sono sicura - lo vorrebbe anche Joanna Gaines.

  Ed è anche la volta dei comodini - veri e propri comodini dotati di due bei cassetti ampi in cui nascondere ogni turbamento visivo.

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  Ne sono totalmente innamorata, di questa camera. Il posto giusto dove iniziare e finire le giornate, sempre con il sorriso e un gran senso di pace.

mercoledì 15 marzo 2017

Confesso, voglio diventare ricca

Caro Diario,
  voglio diventare ricca.
  Non sono povera e non mi manca nulla, ma voglio diventare ricca.

  Ricca, perché se è vero che i soldi non danno la felicità, è pur vero che evitano il logorio.
  Il logorio di chi ogni giorno fa i conti per arrivare a fine mese senza lasciare penne e piume sparse ovunque. 
  Il logorio di chi fa scelte meno felici, pur di far più felice il portafoglio.
  Il logorio di chi è talmente abituato a rinunciare a soddisfare i propri bisogni (bisogni, non capricci), da non sentire nemmeno più il nodo in pancia.
  Il logorio di chi si sente dire di gioire delle piccole cose da persone che gioiscono di tante piccole cose quante gliene permettono il portafoglio senza fondo.
  Il logorio della mascella serrata, per non rispondere brutalmente a chi dice che non sa che cosa farsene dei soldi. 

 
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  Non sono povera, ma voglio diventare ricca. 
  Non mi manca nulla: una casa, un'automobile, una moto, tanti libri, una dispensa e un frigorifero mai vuoti, vestiti quanto basta. Eppure.
  Voglio avere quella sicurezza rassicurante di un maniero di pietra: anche se scosso da venti di bufera improvvisi, si regge in piedi e sventola il suo vessillo senza timore.
  

mercoledì 8 marzo 2017

Anche in cucina, si cambia

Caro Diario,
  non amo cucinare, ma a volte mi piace.

  Cucinare per me non è un'arte, né una meditazione in movimento, né un gioco divertente. Cucinare per me è solo un'esigenza, piuttosto antipatica.
  Il mio sogno maledetto è uscire a pranzo e cena ogni giorno, senza mai perdere il ritmo e, se possibile, nemmeno la linea.
  Cucinare non mi piace, come non mi piacciono gli obblighi in generale.
  Eppure.

  Eppure cucino. Solo a pranzo, però: arrivo a sera talmente stanca che preferirei mangiare le unghie invece di cucinare. Poiché il marito è discorde e poiché rincasa più stanco di me, mi tocca trovare una soluzione.

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  Eccola: quando la campana della chiesa rintocca l'una, mollo il lavoro, lavo le mani e preparo da mangiare. Da quando ci rifiutiamo di mangiare cibi acquistati già pronti, significa cucinare le verdure - lavoro lungo e noioso. Bisogna lavarle, pelarle, mondarle, affettarle, grattugiarle, scottarle, brasarle, saltarle, arrostirle...
  Ma se lo fo una volta per tutte, fo prima. Quindi lunedì - per esempio - preparo la zuppa di carote per me a pranzo e le carote al forno per il resto della settimana. E via così ogni giorno. Così la sera, basta riscaldare o scongelare una porzione doppia e preparare la carne o il pesce o il formaggio.

  Cucino le verdure sempre nello stesso modo, una vera noia. Da settimana scorsa mi cimento in nuove ricette: seguo i nostri libri di cucina, scelgo quelle più semplici e più vicine ai nostri gusti e provo.
  Io non cucino: sperimento. E sperimentare mi piace e mi diverte. Pesto aglio, cumino e paprica nel mortaio, affetto carote, regolo il fuoco, calcolo i minuti. Assaggio, annuisco, riassaggio perché è buono.
  Questa sera una giuria darà il verdetto finale: se l'esperimento avrà successo, la ricetta sarà riproposta in futuro.

  Il marito non lo sa, ma è salvo grazie a un cambio di verbi.

mercoledì 1 marzo 2017

Un mese di libri. Febbraio, un viaggio lento lento

Caro Diario,
  sarò breve, anzi: telegrafica.
 
  Libri letti a febbraio: uno e mezzo. Stop.
  Stupita pure io. Stop.

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  Viaggi e viaggiatori dell'antichità di Lionel Casson. Stop.
  Avvincente e appassionante come un romanzo. Ma non è un romanzo. Stop.
  Storia del viaggio fin dalle prime testimonianze antiche. Stop.
  Tanta voglia di viaggiare. In ogni epoca. Stop.

  Ragione e sentimento di Jane Austen. Stop.
  Autrice conosciuta da poco. Stop.
  Già letto, riletto volentieri per conoscerlo meglio e farlo mio. Stop.
  Divertente, anche se solo al nono capitolo. Stop.
  Potessi strozzare Marianne, farei subito. Stop.

mercoledì 22 febbraio 2017

L'armonia è profumata

Caro Diario,
  la mia campagna a favore di una casa profumata continua.
  Ti fo una domanda: qual è il profumo dell'armonia?

  Io lo so. Sa di fiori, di scogli ammorbiditi dal mare, di coste frastagliate colpite dalle onde, di spruzzi d'acqua, di scintillii di sole. Sa di ricordi dorati, pace infinita e rinascita.
  Un profumo delicato, ma tenace - dal colore verde rame.

 Me ne accorgo quando sposto in camera il vasetto con il residuo di olio profumato di Acqua dell'Elba: è poco, ma basta per accogliermi con una carezza la sera e poi, di nuovo, al mattino.
  E io mi sento in pace con me stessa e con il mondo.

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mercoledì 15 febbraio 2017

La serendipità è una coperta bislacca

Caro Diario,
  conosci la serendipità?
  È la capacità di cogliere e interpretare in modo corretto un fatto importante ma inatteso e casuale.
  Senti questa. Una sera me ne sto sul divano pronta a gustarmi un buon film e gli ultimi giri della coperta per il marito. Però la lana verde finisce sul più bello e la coperta rimane incompleta! Non mi resta che cercare un nuovo filato, del tono di verde il più possibile identico a quello che non c'è più. Ne farò una scorta consistente, perché quel colore mi piace assai.
  Nel frattempo, però, le mani fremono, non sanno star ferme e si muovono nell'aria cercando di uncinettare l'ossigeno. Che frustrazione! Cerco di calmare l'istinto uncinettoso distraendomi su Pinterest. E gli occhi colgono subito l'immagine di una coperta bislacca, fatta di quadrotti di lana dalle mille sfumature legati assieme da cornici nere.
  ZOT. Fulminata.

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  Ho una collezione di gomitoli multicolori inutilizzati - mi piacciono ma non so mai che cosa farne (assieme alle tinte unite non rendono). Ora lo so: una coperta bislacca!
  Faccio tante piastrelle granny square da nove giri, grandi più o meno 18 cm, legati assieme da un giro di filato bianco ciascuno. 
  Che gioia! Che divertimento! 
  I gomitoli ringraziano e le mie mani pure.

mercoledì 8 febbraio 2017

La delusione l'è una bruta roba

Caro Diario,
  sono stufa della delusione.
  Non della mia delusione (non è un sentimento tra i più gettonati da queste parti), sono stufa della delusione altrui.

  La delusione presume un'aspettativa e io mi aspetto poche cose, piuttosto le vivo. Di sicuro non mi aspetto alcunché dalle persone che incontro, preferisco conoscerle e scoprire se può esserci uno scambio reciproco.
  Ecco, sì, sono delusa dal maltempo, quando aspetto da sei giorni la gita in moto della domenica e poi piove. Ma non sono delusa da avvenimenti che posso in una qualche maniera controllare: se non vanno come desidero, c'è sempre un motivo - mio.

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  Una volta mi dicono d'esser delusi di me - me lo dice una tipa che non perde un secondo del suo tempo ad ascoltarmi davvero. Un'altra volta mi chiedono se sono delusa di loro - risponderei che sono  ben altro che delusa, ma ripiego sulla risposta più facile (da accettare) e dico sì. Queste le mie esperienze dirette.

  Sono stufa della delusione altrui. Sono stufa delle persone deluse dal comportamento di altre persone; come dire: "Mi aspetto che tu sia un certo tipo di persona; se non lo sei, mi deludi".
  Lo trovo così presuntuoso, appioppare agli altri le nostre aspettative, senza nemmeno voler perdere tempo a conoscerli, gli altri. Si presume, si spera, ci si aspetta... nel centro di un piccolo regno, come la Regina di Cuori al di là dello specchio.

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mercoledì 1 febbraio 2017

Un mese di libri. Gennaio emotivo

Caro Diario,
  quanti libri ci sono in un mese?
  Perché non iniziamo a misurare i mesi in libri letti, invece che in giorni vissuti? Così i trentun giorni di gennaio diventano mesi e anni e il tempo si dilata e quelle mezze ore al mattino e di sera li trasformano in una vita intera, più un'altra e un'altra ancora.
  Mentre leggo, vivo una vita intensa e sento sensazioni forti e potenti.

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  Leggo Harry Potter e l'Ordine della Fenice, Harry Potter e il principe mezzosangue e Harry Potter e i doni della morte di J.K. Rowlings e non passa volta che non mi commuova. Sono i romanzi più duri e dolorosi di tutta la saga. La rabbia, la paura, l'isolamento, l'incomprensione e il profondo dolore di Harry riempiono le parole e vibrano nelle pagine. Mi rivedo leggere per la prima volta il primo romanzo e vorrei avvisarmi: non lasciarti ingannare, ora sorridi ma dopo piangerai.
  Mi commuovono e m'inducono a ragionare. Tremendi, ma belli.

  Devo partire per un breve viaggio e decido di acquistare un libro in stazione, tra un treno e l'altro. So già quale: Come un romanzo di Daniel Pennac. Ché quando piace un autore, si vuol colmare ogni distanza. Lo leggo in tre giorni e mi fa molto pensare, soprattutto dal punto di vista del narratore. La curiosità, la sospensione del "potrei dirtelo, ma non ora", la preda adescata e appesa all'amo... La lettura dev'essere una scelta consapevole, non una tortura.
  Ed è vero: la mia curiosità e la facilità con cui immagino mondi irreali (eppur veri!), mi rendono una lettrice instancabile fin dai tempi delle elementari. Le mie giornate sarebbero più spoglie e spigolose senza un buon libro.

giovedì 26 gennaio 2017

Sapone di Marsiglia per tutti (e tutto)

Caro Diario,
  lo conosci il detto "chi non risica non rosica"?
  Ecco. Tutto inizia un pomeriggio d'agosto, mentre osserviamo le piante del giardino bucherellate dai bruchi. Mia zia pronuncia una frase innocente:
"Ho usato il metodo della nonna, ho immerso un panetto di sapone di Marsiglia in una bacinella d'acqua; il giorno dopo ho versato il sapone sciolto in un contenitore e l'ho spruzzato sulle piante. Problema risolto."
  Una frase innocente che continua a bussarmi in testa. Finché un giorno, nel bel mezzo della guerra contro i panni con macchie indelebili, trovo un panetto di sapone di Marsiglia e mi chiedo:
"Perché no?" 
  Lo prendo, lo scarto e lo immergo in una grande ciotola piena di acqua. Dopo quasi una settimana il sapone si scioglie del tutto e riempio quattro bottiglie, un bottiglione e due barattoli: mica male.
  Lo userò per allontanare gli animali dalle piante, per debellare le macchie, per lavare i panni in lavatrice e i piatti in lavastoviglie, come sapone liquido per mani, corpo e capelli.
  Praticamente per tre anni e qualche mese.

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mercoledì 18 gennaio 2017

Un mese di libri. Dicembre a Hogwarts

Caro Diario,
  che mese lungo eppur brevissimo, dicembre!
  Per il mio compleanno ricevo un buono da spendere il libreria: corro a spenderlo subito.

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  Inizio con Una vita sottile di Chiara Gamberale. Non sono pronta per quel che leggo, così intenso, a tratti duro, plurisfaccettato. È un libro in cui l'autrice decide di raccontare se stessa attraverso le persone che conosce e incontra.
Ho cercato per anni di inventare storie per potermi raccontare, ho forzato la mia fantasia fino all'eccesso, ho atteso trepida la musaica ispirazione e solo ora ho capito che le storie più belle, più strane, tristi o allegre, commoventi, a volte incredibili, mi stavano intorno, erano sempre state lì, vicino a me...


  Poi mi tuffo in Miss Peregrine e la biblioteca delle anime di Ransom Riggs. Finalmente! Lo bevo a sorsi lunghi e profondi, voglio sapere come andrà a finire. Mi lascio trascinare dalla storia e vado avanti fino alla fine, come in apnea. È tutto molto avvincente e sempre un po' inquietante, eppure, quando chiudo il libro sull'ultima pagina, esclamo un sonoro bah.
  Bravo, l'autore è bravo; particolare, la storia è particolare; ma alla fin fine, appena l'adrenalina scema, affiorano inspiegabili forzature e incongruenze. In poche parole: la narrazione è ottima, l'idea di scrivere una storia ispirata a vecchie e strane fotografie è intrigante, la storia in sé, invece, la trovo poco potente.
  Qualche giorno dopo, vado al cinema per vederne l'adattamento di Tim Burton. Doppio bah.

  All'improvviso mi scatta qualcosa: mi manca Harry Potter. Vedo i film più spesso di quanto legga i libri e sento nel profondo la mancanza delle parole scritte. Quindi leggo Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Hazkaban, Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowiling. Sono il mio appuntamento serale e mattutino, e me li godo fino in fondo. Mi gusto le diversità tra i romanzi e i film, mi rendo conto di quanto le scene cinematografiche siano più immediate e arrivino prima al dunque, ma siano più scarne. Trovo quel che cerco: le emozioni intense che nascono dalle parole, dalla narrazione, dalla bravura dell'autrice, del curatore, della traduttrice.
  Per quanto alcuni sostengano che sia fuori luogo confrontare due forme artistiche diverse (ohibò), per me la parola scritta suscita sempre più emozioni di fotogrammi in movimento.

mercoledì 4 gennaio 2017

Avanti tutta!

Caro Diario,
  che pace, che tranquillità!
  Se il buon anno si vede dal primo giorno, il 2017 sarà buonissimo. Riposata, allegra, con lo stomaco pieno di cibi gustosi e una casa illuminata dal sole. Siamo qui, tutti e tre, abbandonati a una beata pigrizia.
  Ed è così che voglio continuare: ascoltare il mio corpo, l'intuito, seguire i desideri e le voglie del momento, fare ciò che più mi piace.
  D'altronde,

sorrisoa365giorni-avanti-tutta

  Prosit.

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