mercoledì 19 aprile 2017

Un canotto per Baldo

Caro Diario,
  il Baldo non è più lo stesso.
  Continua la sua opera di Aratore di Strade durante le passeggiate e di Raccoglitore di Coccole da mane a sera, però da qualche mese è cambiato.
  Ormai le sue attività domestiche principali si riassumono in due parole: pappa e nanna. Dorme sempre di più e mangia mangerebbe sempre di più, con un effetto devastante sul suo giaciglio.
  Perché ei è un canide fuori dalle righe, controcorrente, disdegna mode, regole e buon senso: in materia di nanna fa quel che gli pare.
  S'addorma perpendicolare al giaciglio, con sedere su e tutto il resto giù (o viceversa), abbatte le sponde, scivola sotto il termosifone e si brucia - ohibò - le terga, accusa dolori articolari e si lamenta del servizio scarso di questa pensione (leggi casa nostra).

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  Così non si può continuare. Decidiamo di porvi un rimedio e la nostra ricerca di un buon giaciglio ricomincia.
  Approdiamo alla soluzione con un canotto: un cuscino ovale contornato da un salsicciotto più spesso, tutto completamente sfoderabile e lavabile e peloresistente (grazie, o dei canini!). Nero di colore, rivestito di teli colorati provenienti da ogni dove.
  Pare sia gradito al canide: può sostenere il capo mentre medita, le spalle mentre rimira i biscotti, la schiena mentre si gode le coccole; può starvi disteso o acciambellato, con la coda lunga o arricciolata sotto il naso.
  Che sia la volta buona?

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mercoledì 12 aprile 2017

Sogni, desideri e bisogni: davvero chi si accontenta gode?

Caro Diario,
  ogni tanto mi pongo delle domande esistenziali.
  Per esempio: ma davvero chi si accontenta gode? Gioire delle piccole cose, è così salutare? A volte mi sembra un nobile pretesto per distogliere l'attenzione da ciò che davvero conta.

  Accontentarmi non mi piace. Accetto con coscienza quel che non posso cambiare e mi adatto al cambiamento per poter trarne il meglio. ma la mia attitudine è cercare qualcosa che è più avanti di me. Sono contenta e soddisfatta di ciò che ho e che sono e che faccio, ma ho da sempre dentro di me una spinta che mi pungola ad andare oltre. Non ne soffro, non vivo male, ma a volte mi affatica.

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  E poi, di che cosa ci si accontenta? Di sognare invece di fare? Di desiderare invece di avere? Di sentire il profumo d'arrosto invece di assaporarne il sapore succulento?
  Ho fatto un'indagine di mercato. Pare che la gente associ al verbo accontentarsi la felicità delle (solite) piccole cose, i sogni e i desideri.

  È bello godere di quel che si ha, si è e si fa - una sensazione molto appagante: Essere contenti delle proprie scelte è uno dei fondamenti della vita. Oltre ai desideri e ai sogni, però, ci sono anche i bisogni!

  Mumble, mumble.

  Dopo attente riflessioni, ecco la mia risposta: non sono i sogni o i desideri irrealizzati, ma i bisogni non soddisfatti a farmi dire "mi accontento".
  E tra i bisogni (quelli veri, tipo la salute) c'è anche crescere come persona: per me è un viaggio continuo e tortuoso, spiacevole e piacevole, doveroso sempre e sempre entusiasmante.

  Le cose belle che ci accadono e che abbiamo, come la persona che siamo e le azioni che compiamo, sono frutto delle nostre scelte: è giusto e doveroso come esseri viventi riconoscerne la bellezza e gioirne. Ed è altrettanto giusto e doveroso come esseri viventi accorgersi di poter migliorare, non arrendersi e non accontentarsi di quel che possiamo cambiare.
  Altrimenti, a che cosa serve vivere?

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mercoledì 5 aprile 2017

Un mese di libri. Marzo col turbo

Caro Diario,
  a marzo leggo anche per febbraio.
  E siccome è un mese forsennato e pieno zeppo di cose, mi chiedo quando riesco a leggere ben sette libri.
  Vero è che la maggior parte sono libri bellissimi, che scorrono via come l'acqua fresca dal bicchiere. Alcuni li conosco da sempre, altri son nuovi. Eccoli.

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  Finisco Ragione e sentimento di Jane Austin e continuo a mal sopportare Marianne. Mi vien da dire che comprendo poco Edward, mentre di Lucy e di Fanny conosco il tipo. È ora di leggere il prossimo romanzo dell'autrice, correrò ai ripari.

  Prendo in prestito Una piccola libreria a Parigi di Nina George, attirata dal titolo. Tutto mi aspettavo fuorché la storia narrata. Arrivo a più di metà, ma proprio non mi cattura, non è vivo. Perciò, quando mi capita tra le mani un libro nuovo, lo abbandono senza tanti rimpianti.

  Il libro nuovo è Né giusto né sbagliato di Paul Collins. Mi rapisce fin dalla prima pagina: lo leggo in treno, per strada, a letto prima di addormentarmi e appena sveglia, a colazione. Lo leggo in due giorni, dal tanto che mi prende. È la storia di un padre (l'autore) che scopre l'autismo di suo figlio, intrecciata alla storia delle scoperte e ricerche di studiosi e autistici. È un libro avvincente, scritto in modo meraviglioso, che aiuta a conoscere un po' di più l'autismo.
  Poiché anche questo è un libro in prestito, lo ordino in libreria per poterlo rileggere.

  Via la polvere dalla casa e dalla mente di Karen Kingston è IL libro di space clearing, ovvero l'arte di fare spazio, ideato dall'autrice e basato sul feng shui (leggesi feng-sciuèi), l'antica scienza architettonica cinese. Molto interessante, da mettere in pratica appena possibile.
  Altro prestito, in attesa che venga rieditato.

  Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo mi attira per il titolo e la copertina degna di un fantasy. Lo leggo tutto, fino in fondo, anche se per tutta la durata del libro non capisco mica bene perché le donne erediteranno la terra. Perché ora di chi è, la Terra?
  Sono interessanti le storie di donne "fuori norma", anche se non capisco a che cosa servano. Certo, l'autore sa scrivere bene, in ogni senso.

  Ogni tanto ho bisogno di rileggere il mio libro del cuore, La foresta incantata di Mary Stewart. Mentre lo leggo, mi ritrovo seduta al tavolo della cucina con una tazza di tè fumante e qualche biscotto sul piattino dal bordo dorato: ho sedici anni, vado al liceo e mi sto innamorando di questo romanzo. Mi piace tutto, tutto, tutto.

  Le querce di Albion di Marion Zimmer Bradley: da quanto non lo leggo! L'ultima volta ne rimango amareggiata - odio le storie che finiscono male - ma stavolta son preparata. È un fantasy storico, ambientato nella Britannia del I secolo, nel bel mezzo dei contrasti tra romani e britanni. Ci sono druidi, sacerdotesse, oracoli, nazareni, divinità... C'è tutta l'autrice. E mentre leggo penso a quanto sia ripetitiva nelle sue storie e a quanto sia poco avvincente la sua scrittura (o la traduzione!), eppure i suoi libri sono sempre belli.

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