mercoledì 23 maggio 2018

La prima coperta all’uncinetto non finisce mai

Caro Diario,
  con calma, molta calma.
  Questa è la storia della mia prima coperta, fatta nel lontano 2011 con mano inesperta e zero malizie da grande uncinettatrice. Si disfa da sola, pian piano, nel tempo. Allora la disfo a metà, la rifaccio con  un nuovo filato, ma il nuovo filato finisce, sparisce e non so più come recuperarlo. Disfo la nuova metà coperta, la rifaccio con il vecchio filato e disfo la vecchia metà coperta finché ne rimangono solo pile di piastrelline granny.

  Con calma, molta calma. Tanto non mi corre dietro nessuno, solo la mia voglia di averla finita.
  Poiché la primavera si prospetta uggiosa, potrei anche finirla prima che arrivi l’estate.

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mercoledì 16 maggio 2018

Molto piano

Caro Diario,
  rieccomi, sono di nuovo qui.
  Posso stare mesi senza farlo fisicamente, ma ti scrivo ogni giorno nella mia testa, scegliendo con cura le parole per confezionare pensieri leggiadri.
  Passano le stagioni, portando con sé novità e solite cose; passa, talvolta, la voglia di fermare il tempo e “lascia che tutto sia”.
  Ritorno perché, ora lo so, mi manchi.

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mercoledì 4 aprile 2018

Camminare mi è dolce

Caro Diario,
  non puoi immaginare quanto sia bello camminare!
  Questa estate rivoluziono i miei ritmi: mi alzo presto, mangio leggera, sorrido appena sveglia, lavoro meglio e di più.

  Indosso tuta e scarpe, afferro un pezzo di cioccolato e la bottiglietta d’acqua, il telefono e le chiavi della macchina. Scendo sul lungolago, imposto cronometro e contapassi (nel telefono) e mi alleno.

  Che pace. Cammino al mattino, all’alba e ogni aurora è diversa dall’altra. Giorno dopo giorno riconosco i rumori, i passi, i volti, le voci, i versi degli uccelli, la forza del vento dal tintinnio delle barche. Dopo un po’ che cammino il respiro si regola, diventa profondo e leggero: è questo il momento che amo di più. Mi sembra di galleggiare nell’aria, dal centro di me stessa vedo il mondo e mi sento bene.

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  Poi arriva novembre, carico di impegni e di stanchezza, e mi fermo. Non riesco più ad allenarmi, se chiudo gli occhi e rievoco quelle sensazioni, mi sento ancora bene.
  L’inverno porta piogge, freddo, neve, raffreddori e influenze. Il mio pensiero è sempre sul lungolago; acquisto pantaloni e calze più lunghi, una giacca imbottita, riprendo guanti, fascia e scaldacollo in pile: io mi preparo, ogni giorno di sole è il giorno giusto.

mercoledì 21 marzo 2018

Correre: scappare o raggiungere?

Caro Diario,
  quando vedo qualcuno correre mi chiedo da che cosa stia scappando.
  Mi chiedo se indossare una tuta, sudare su una strada con lo sguardo rivolto avanti e il sudore che cola ovunque sia una penitenza, un fioretto, l’espiazione di qualche peccato.
  Non capisco, non capisco proprio: perché correre tra gli alberi di un bosco, sui marciapiedi di città, sempre e comunque, giorno dopo giorno? No, non capisco.
  Fino all’estate scorsa.

  A luglio inizio ad allenarmi (non corro - continua a non piacermi - ma cammino): per curiosità, per bisogno (ho la testa piena e cerco un modo efficace per svuotarla), per speranza. Inizio ad allenarmi senza troppe pretese, seguo il metodo 7x7 (dal divano a 7 km/h in tredici settimane), scopro che mi piace e continuo: giorno dopo giorno.

  Ora lo so: chi corre non sta scappando da qualcosa di brutto, sta raggiungendo qualcosa di bello.

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