mercoledì 27 febbraio 2013

Lavori in corso: archivio (bis)

Caro Diario,
 questo archivio non s'ha da finire.
  Sarà anche vero che "le legura sensa cur, la sa ciapa a tutt'i urr", ma questa storia incomncia a farsi mooolto lunga.
 Stamane mi alzo con un mazzo di punti esclamativi piantanto in testa:
  1. ma le riviste superstiti (tutti i CasaFacile e i cataloghi Ikea dal 2008 a oggi), dove le metto? 
  2. E i libretti d'istruzione dei vari elettrodomestici, grandi o piccoli che siano, saranno comodi da prendere, in quella scatola di latta? 
  3. Perché mai i portariviste Kassett non sono compatibili con gli scaffali Billy (entrambi Ikea)? 
  4. Potrà essere utile questo vecchio portadocumenti a più tasche abbandonato al suo destino? 
  5. Le etichette, le lascio bianche o le coloro? 
  6. Riuscirò a riciclare egregiamente i vecchi portarivista Flyt e, soprattutto, come?
 Dilemmi esistenziali.
 Non posso nascondere, mio caro Diario, che la prima e la terza domanda mi causano un certo nervosismo: quando finalmente individuo i contenitori giusti, questi son fuori produzione - come le scatole con coperchio Kassett, quelle basse e perfette per contenere fogli A4 (e le riviste). Oppure non calzano a pennello coi mobili in cui devono stare - come i portariviste Kassett, che in sette occupano lo spazio di otto Flyt, senza nemmeno riempirlo bene.
 Ormai è chiaro: soffro di una forma acuta di horror vacui. Certi spazi vuoti m'innervosiscono.
 Nel corso della giornata, la nebbia in parte si dissipa:

  1. le riviste di CF andranno sugli scaffali superiori della Billy, divisi per anno in portariviste verticali;
  2. i cataloghi Ikea pure, vicino ai CF e ai libri d'arredamento;
  3. i libretti d'istruzione li smisterò in piccole scatole, suddivisi per tipologia (piccoli elettrodomestici, grandi elettrodomestici, mobili);
  4. il vecchio portadocumenti sarà perfetto per tappare il buco;
  5. le etichette staranno meglio bianche, mi sa;
  6. i vecchi portariviste andranno bene per i CF & Co., ricoperti e rinforzati sul fondo.
 In ogni caso, mio caro Diario, si accettano suggerimenti: sono sempre in tempo per cambiare idea.

(-299; determinazione: nebbiosa; umore: opaco; obiettivo: riorganizzare l'archivio; risultato: sempre in fieri)

martedì 26 febbraio 2013

Aghi - Incredibile, ma vero

Caro Diario,
 resta di stucco, è un Alinatrucco!
 Ho prodotto un cuscino con la macchina da cucire. Ed è venuto anche bene. Non lo dico per vantarmi, piuttosto per capacitarmene: sono molto stupita di me stessa.
 Sappi, infatti, che io sono una Falsa Precisa. Quando devo misurare, disegnare o tagliare al millimetro, mi scatta dentro un nervosismo e un'impazienza che rendon vano ogni mio sforzo. E così sbaglio. Ma sono talmente imprecisa nella mia imprecisione, da sembrare a tutti gli effetti molto precisa.
 Un po' ingarbugliato, ma è così.
 Sta di fatto che questo è il mio primo cuscino. Tre ore di sudato lavoro.
  1. Prima scelgo le stoffe, quattro in tutto e tutte bellissime: come si fa a decidere? Escludo quelle sui toni del blu, le scure e mi fiondo sui rosa, i lilla e un rosso-arancio. 
  2. Poi mi accingo a misurare e tagliare (vedi sopra) - tagliare con la rotella mi causa qualche ansia, perché è affilatissima e io sbadatissima. Sei pezzi: due rettangoli uguali per il retro, un rettangolo grande, uno piccolo, una striscia e un quadrato per il davanti. Puoi immaginare come sia sollevata alla fine (uno, due, tre, cinque, sette, dieci... ci son tutte! - le dita).
  3. Quindi è il momento di capire come unire i pezzi e di badare a non infilzarmi con gli spilli (ho paura degli aghi, lo sai, vero?). Il problema è far combaciare le stoffe e convincerle a non spostarsi, ma quelle son toste.
  4. Finalmente alla macchina! Posiziono il bordo delle stoffe sotto il piedino (senza pungermi), lo abbasso, trattengo i fili, pigio sull'acceleratore con dolcezza, metto le quattro frecce e parto. Prima, retromarcia, prima, mantenendo una velocità costante, senza sbandare troppo a destra, né troppo a sinistra, fino alla fine della via, ops! della stoffa. Poi di nuovo retromarcia, prima e stop. Anf... Ce la faccio, cucio dritta, non mi pungo e non distruggo la macchina!
  5. Ripeto i punti 3 e 4 con le altre due parti che compongono il davanti. Non senza sudare, sbuffare, inveire, osare, sperare e, finalmente, riprendere a respirare.
  6. Ma il bello deve ancora venire: una volta orlato i due pezzi del retro (evviva, imparo a fare l'orlo!), si unisce il tutto. Muso contro muso, sovrappongo il retro al davanti e costello di spilli tutto il perimetro. Porto alla macchina, prendo fiato e via col ratatatàn. Cuci, cuci, cuci, dritto, dritto, dritto.  'Nagg'! Raddrizza, raddrizza, raddrizza, cuci, cuci, cuci. Angolo! Giù l'ago, su il piedino, mezza giravolta e di nuovo: cuci, cuci, cuci, dritto, dritto, dritto... Senza alcun preavviso (non c'è una spia rossa??) finisce il filo di sotto: mi fermo, apro lo sportellino del crochet, ricarico la spoletta, richiudo lo sportellino e posso finalmente ripartire.
  Insomma, dopo tre ore di mille avventure, muscoli in tensione, tanto sospirare e mooolto aiuto da parte delle maestre Laura & Laura, ecco il risultato:

Fronte
Retro

 In tutta onestà, mio caro Diario, tu cosa ne pensi?

(-300! determinazione: in rialzo; umore: roseo; obiettivo: {generale} ritornare alle sane abitudini; risultato: in fieri)

lunedì 25 febbraio 2013

Tredicesima settimana

Caro Diario,
 sarà faticoso, ma voglio essere sincera.
 Dovrò raccontarti di un Punto Della Situazione un po' balzano.
 La prendo alla larga.
 Non puoi immaginare quanto tu mi sia utile per fissare scadenze e obiettivi ben precisi! Mi spingi a pianificare le giornate (addirittura la settimana intera), mi sproni a far bene le cose e la sera ti aspetti dei risultati. Bla, bla, bla, bla.
 Ma io sono la Regina degli Alibi, la Virtuosa della Scusa, la Maga del Pretesto. E un'incredibile pigra.

 Numero Uno
 Non posso farci nulla, ho l'indole della principessa. Mani e piedi piccoli posson testimoniare. Mi uggia, uh, se mi uggia!, anche solo contemplare l'idea di pulire, stirare, riordinare e mi distrugge sapere che farli una volta sola nella vita non basta. Tutto quel che odio è per sempre. Glab.
 Il mio sogno è trovare qualcuno che si occupi di queste oscure incombenze al posto mio (appena divento ricca). Il mio incubo è non diventare mai ricca.

 Numero Due
 A quanto pare le sane abitudini sono labili: non è colpa mia, se scappan via facilmente. Sul più bello, quando ormai son sicura di averle fatte mie, loro puf! svaniscono e mi lascian lì come un baccalà appeso. In balia delle cattive abitudini, sempre in agguato, persistenti, coriacee, granitiche. In realtà, sono una vittima.

 Numero Tre
 Non sono dotata del senso della misura: non so quanto siano nella realtà cento metri di strada, né trentatre decilitri di latte, né tre chili di libri. Non riesco a tramutare questi concetti astratti in cose tangibili.
 Alla stessa maniera, sono incapace di comprendere quanto misurano nella realtà le mie forze, fisiche e mentali. In poche parole, mi sopravvaluto: miro a bersagli troppo lontani per la mia miopia. Sono discriminata dalle diottrie.
  
 Ebbene, a capo chino e con tono contrito, non mi resta che confessare i miei peccati: (1) è da qualche sera che m'addormento sul divano e mi risveglio alle prime ore del mattino per emigrare in camera; (2) è da qualche mattina che snobbo la sveglia e ritardo di mezz'ora tutto il programma; (3) è da qualche giorno che non seguo la dieta e nemmeno faccio ginnastica; (4) è da troppo che i vestiti - puliti e piegati - soggiornano sulla poltrona dimenticati.
 Cerco di correre ai ripari con liste, grafici e tabelle, ma la realtà è che quando mi sento costretta a far qualcosa che non mi va, mi ribello: l'Astratta, la Vittima e la Principessa che sono in me si rifiutano categoricamente. In poche parole, non so più come prendermi.

 Questa è la parte brutta. La parte bella è che posso tirare un po' di righe sull'ultima lista: conclusa la cernita delle riviste (come da documento fotografico), quasi finito l'archivio (il marito s'è smarrito), liberato il sottoscala e iniziato il progetto. Sì!

Sempre più in alto!

 Non mi resta che mostrarti il Nuovo Piano D'Attacco. E' molto semplice e lineare:


 (-301; determinazione: in salita; umore: acceso; obiettivo: nuovo piano d'attacco; risultato: ottenuto)

Chez moi #12: brutta, ma buona

Caro Diario,
 oggi il mondo è bianco, là fuori.
 Nevica ormai da ventiquattro ore, senza soluzione di continuità. Ogni tanto a fiocchi piccolissimi, che sembrano gocce di pioggia densa, poi a fiocchi piatti e leggeri, che scendono indiavolati seguendo una traiettoria tutta loro. In giardino le sedie, il tavolo, l'erba, le reti sono ricoperti da una soffice trapunta bianca. Vien voglia di leccarla - saprà di vaniglia o di frutti esotici? -, come fa il Baldo.
 Giornata tranquilla, quindi. Apparentemente: coi nostri soliti ritmi laschi riusciamo a rilassarci, lavorare, giocare, cucinare, mangiare, gustarci un buon film, votare, passeggiare nel paesaggio bianco.
 Il Baldo è fantastico là in mezzo: zampetta sicuro e affonda nei cumuli ovattati alla ricerca dei messaggi lasciati dalle sue cagnoline.  Pare quasi che tutto quel bianco amplifichi gli odori. Noi sentiamo un profumo ancestrale di pulito e di nuovo. Le novità, ne sono sicura, sanno di neve.


 E' la giornata giusta per una torta da coccola, di quelle che già a prepararle rassicurano. La mia è la torta all'arancia, versione numero 3.
 Con gesti sicuri raccolgo gl'ingredienti, in ordine di apparizione li misuro e verso nella terrina, sbatto con la frusta ciò che devo, aggiungo l'ultimo tocco e inforno. Tutto senza nemmeno rendermene conto, talmente sono abituata e talmente è un conforto prepararla.
 Al rallentatore ecco quel che fo:
  1. sbatto le uova e lo zucchero in una terrina;
  2. aggiungo lo yogurt e mescolo;
  3. verso la farina e il lievito setacciati, continuando a mescolare;
  4. grattugio la scorza dell'arancia, la spremo e verso scorza e succo nell'impasto, sempre mescolando;
  5. taglio a tocchetti le albicocche disidratate (variante di oggi);
  6. (mi dimentico di aggiungere la cannella, ma forse è un bene, perché farebbe a pugni con le albicocche);
  7. bagno, strizzo e stendo nella tortiera un pezzo di carta da forno, vi rovescio l'impasto e aggiungo le gocce di cioccolato;
  8. inforno e, mentre aspetto, mi godo il profumo che pervade la casa (180°, 30')


  Brutta, ma buona.

(-302; determinazione: alta: umore: cristallino; obiettivo: cucinare; risultato: ottenuto)

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