lunedì 9 maggio 2016

La sottile differenza tra farcela e fare

Caro Diario,
  le cose cambiano e non sono sicura che cambino in meglio.
  Prendi per esempio l'Alina di dieci anni fa: la frase che mi ripeto spesso è Non ce la faccio. Le cose sono talmente grandi per me, talmente difficili e io sono così sicura di non riuscire a realizzarle, che non le faccio. Non mi ci metto proprio: le archivio tra le cose impossibili e continuo la mia vita - con un senso (quasi) impercettibile di sconfitta condito da un forte profumo di fatalità - se non puoi, non puoi.
  Poi qualcosa scatta dentro di me, passo attraverso cerchi di fuoco e divento più duttile, più consapevole delle mie capacità, scopro di potercela fare. A fare cosa? Tutto, tutto quello che mi viene in mente, e forse anche di più. Studio economia (la mia bestia nera) e la capisco, mi laureo in tre anni e svolgo ben tre lavori contemporaneamente (per qualche mese anche quattro): i miei limiti, li sposto più in là e scopro, tra l'altro, che posso scavalcarli - all'occorrenza.
  Ce la posso fare. Ce la farò. Ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Perché ogni idea che mi si accende in testa l'archivio tra le cose possibili, in attesa di essere realizzate. Ho liste lunghe pagine e pagine di queste idee; alcune sono già realizzate, altre le realizzerò a breve. Ce la poso fare, ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Forse troppo.
  Ora prendi l'Alina di oggi: sono stanca. Stanca di questa fioritura spontanea e continua di idee, stanca di sapere di poterle realizzare, stanca di sapere di volerle realizzare, stanca di sapere di realizzarle. Vorrei un anno sabbatico da me stessa.
  Sai che cosa mi stanca? Sapere di farcela. Vorrei non dover farcela: vorrei fare, ma non farcela. Sono stanca di dire che ce la farò: so di farcela e so anche quanto mi costerà in termini di energie e di salute (fisica e mentale). Vorrei smettere di dire che ce la farò, vorrei non dover dire Posso farcela. Vorrei semplicemente fare, senza nemmeno pensare di doverlo fare.

sorrisoa365giorni-farcela-vs-fare

(-198; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: mi prendo un anno sabbatico?)

7 commenti:

  1. Oggi sono in fase “Non ce la posso fare, non ne ho le possibilità”. La cosa brutta è che la fase precedente (di qualche giorno fa, intendiamoci) era “Posso fare tutto” accompagnata da grande sorriso di soddisfazione. Ma vabbè, ormai i miei cicli esistenziali li riconosco.
    Poi leggo le tue parole e mi danno da pensare. Fare e basta. Invidio tante le persone che fanno e basta, senza tutte 'ste manfrine di contorno, senza cercare la continua approvazione dagli altri o da se stessi. Magari in testa hanno le mie stesse paranoie, ma non sono così visibili. Fare. E basta.

    Quando parli dell'anno sabbatico ti capisco, ma a volte ho paura di aver bisogno di una vita sabbatica.

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    1. Fare e basta, senza manfrine, senza paranoie, senza ricerca di approvazione (la più bestiale è l'approvazione di noi stessi)... Sì, hai ragione e condivido il tuoi timore: una vita sabbatica sarebbe il massimo. Ma questa è già un'altra storia e un nuovo filone di pensieri da saggiare.
      Grazie, Norma, per il confronto e il nuovo spunto di riflessione ♥

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    2. Concordo anche io, Norma.

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  2. "Vorrei non dover farcela: vorrei fare, ma non farcela."
    Bellissimo e significativo l'ultimo, intero paragrafo. Si tende troppo spesso a considerare i 'minimi'.

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    1. E, forse, anche un po' a sopravvalutare le proprie risorse. E quando si esauriscono, poi che si fa?

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  3. Io l'anno sabbatico, o meglio, gli anni, li ho avuto e adesso che sto cominciando a fare qualcosa x me spero tanto che continui. So di farcela, spero che la fortuna giri a mio favore. Io sono ottimista!

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    1. Ti auguro di fare, Cristina, di fare molto ed essere felice.

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