Caro Diario,
se proprio deve piovere di domenica, che siano pancake.
Di solito è il marito a prepararli e il marito è decisamente più bravo di me a cucinare. Ma in queste domeniche dorme fin che può e si alza dopo di me e io ho voglia di pancake. Sicché imparo a farli.
La ricetta è nel quaderno, in cucina; la pagina ha un'orecchia in alto a destra ed è macchiata d'uovo e di burro. Prendo gli ingredienti, li appoggio sul piano della cucina e seguo le istruzioni. Separo i tuorli dagli albumi – che sensazione sgradevole! –, monto i bianchi a neve ed è una scoperta fantastica: le uova sono magiche, si trasformano in mille modi diversi pur rimanendo uova.
Quando la spuma bianca è pronta, la incorporo nell'impasto, con lentezza, osservando, in attesa. Ne esce qualcosa di meravigliosamente gonfio e pastoso e soffice. A fuoco basso, il burro si fonde dolcemente nei pentolini e la casa si riempie di glorioso profumo dorato.
Una cucchiaiata in un pentolino, un'altra cucchiaiata nell'altro pentolino. Premo un po' con la paletta, si formano delle graziose grinze, come collane di Venere preziose.
Le giro, un po' d'impasto si attacca al bordo del pentolino, e aspetto. Sono pronti!
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mercoledì 27 maggio 2020
mercoledì 13 marzo 2019
Il tornado Flora
Caro Diario,
ti presento Flora.
Quattro zampe, orecchie lunghissime (e delicate), occhioni sofferenti (ora curati), concentrato di energia piroettante, ringhiante e russante. È con noi ormai da tre mesi e ancora la ripresa è lontana.
Non è una cagnolina, è un tornado.
Ha sempre fame, è educata ma selvatica, diffidente e poco speranzosa, combatte sempre per la sua autoaffermazione.
In questi mesi ci cambia la vita, abituarci è per tutti difficile ma la gioia di vedere quella codina scodinzolare è immensa. Per tutti, anche per il Baldo.
ti presento Flora.
Quattro zampe, orecchie lunghissime (e delicate), occhioni sofferenti (ora curati), concentrato di energia piroettante, ringhiante e russante. È con noi ormai da tre mesi e ancora la ripresa è lontana.
Non è una cagnolina, è un tornado.
- Quando dorme, ringhia, sbuffa, si lamenta, abbaia, uggiola – e sveglia tutti.
- Poi le va storto qualcosa in gola e sembra un aspirapolvere ingolfato e pare strozzarsi senza rimedio: si spaventa lei, ci spaventiamo noi, ma finisce subito.
- Al mattino, per la felicità, piroetta come una ballerina classica e saltella se le accarezzi la schiena.
- Poi ringhia contro tutti (Baldo in primis) e se si spaventa cerca rifugio (sulla cuccia del Baldo).
- Si mangia orecchie e zampe per nervosismo, si fa curare con rassegnazione impaurita.
Ha sempre fame, è educata ma selvatica, diffidente e poco speranzosa, combatte sempre per la sua autoaffermazione.
In questi mesi ci cambia la vita, abituarci è per tutti difficile ma la gioia di vedere quella codina scodinzolare è immensa. Per tutti, anche per il Baldo.
mercoledì 17 ottobre 2018
Per(e-a)fette
Caro Diario,
è autunno – anche se sembra fine estate.
Nel boschi cadono le foglie secche, sui banchi della verdura troneggiano le zucche, nel nostro orto le zucchine ci fanno “maramao” (ma i pomodorini rosseggiano, indefessi).
È tempo di caldarroste (celo), divano con copertina (celo), tè speziato e torta golosa (celo). Ma non una torta qualsiasi, La Torta Pere E Cioccolato!
Ti trascrivo la ricetta mentre assaporo l’ultima fetta.
Prima di tutto assicurati di avere a portata di mano:
Si inizia!
Sii paziente mentre cuoce e si diffonde il suo goloso profumo: c’è chi dice che l’attesa è essa stessa un piacere.
È pronta? Prosit & gnam!
è autunno – anche se sembra fine estate.
Nel boschi cadono le foglie secche, sui banchi della verdura troneggiano le zucche, nel nostro orto le zucchine ci fanno “maramao” (ma i pomodorini rosseggiano, indefessi).
È tempo di caldarroste (celo), divano con copertina (celo), tè speziato e torta golosa (celo). Ma non una torta qualsiasi, La Torta Pere E Cioccolato!
Ti trascrivo la ricetta mentre assaporo l’ultima fetta.
Prima di tutto assicurati di avere a portata di mano:
- 150 g di zucchero (quello che vuoi)
- 3 uova
- 180 g di farina tipo 00
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 bicchiere di latte o yogurt bianco o bevanda vegetale
- 2 cucchiai stracolmi di cacao amaro
- 1 cucchiaino di cannella
- 3 pere (quelle che vuoi, son tutte buonissime!)
- q.b. di gocce di cioccolato fondente
- q.b. carta da forno
- 1 tortiera
Si inizia!
- In una ciotola mescola bene lo zucchero e le uova.
- Unisci poco alla volta la farina e il lievito, e mescola per eliminare i grumi (il lievito è un po’ antipatico, gli piace stare sulle sue).
- Versa il latte / lo yogurt / la bevanda vegetale, e mescola.
- Aggiungi il cacao e la cannella, e mescola.
- Sbuccia le pere, tagliale a tocchetti, aggiungile al composto e mescola.
- Ora puoi smettere di mescolare.
- Taglia un pezzo di carta forno abbastanza grande, bagnalo e strizzalo; poi stendilo all’interno della tortiera.
- Versa il composto (la futura torta) nella tortiera, aggiungi le gocce di cioccolato e cuoci in forno a 180* per 40’.
Sii paziente mentre cuoce e si diffonde il suo goloso profumo: c’è chi dice che l’attesa è essa stessa un piacere.
È pronta? Prosit & gnam!
mercoledì 3 ottobre 2018
Mini tacchini - ops, taccuini fai-da-te
Caro Diario,
temo che la creatività non abiti più qui.
Appeno lo penso, mi smentisco. Non che faccia cose straordinarie e irripetibili, anzi proprio il contrario. Voglio fare cose ordinarie e ripetibili, in cui ci sia tanto di me e una buona manciata di divertimento.
Te la faccio breve: ogni volta che incontro una mia cara amica, mi piace regalare qualcosa fatto da me alle sue bambine. Non sempre ci riesco, non sempre ho delle idee illuminanti: loro crescono e vivono in un mondo che non conosco (solo gli addetti ai lavori sanno). Questa volta ce la fo: voglio regalar loro un quadernino. Fatto da me. Glab.
L’illuminazione arriva e subito corro a prender l’occorrente (non si sa mai, potrebbe spegnersi all’istante):
- q.b. di fogli di carta in formato A5
- q.b. di filo di cotone rosa
- 2 strisce di carta da parati colorata (verde prato e verde chiaro)
- 2 filati di lana di colori diversi (verde e turchese)
- 6 perline di vetro azzurre
- 6 perline di vetro gialle
Lesta, ritaglio dalle strisce di carta da parati una copertina cadauna, della giusta misura (un poco più larga del foglio A5).
Senza por tempo in mezzo, divido in due gruppi di pari numero i fogli di carta e li piego a metà a formare le pagine. Tengo unito ogni gruppo di pagine con un filo di cotone passante nella piega delle pagine.
Come un lampo lampante, lavoro all’uncinetto una catenella ciascuno per ogni filato di lana, lunga poco più del doppio della copertina. Annodo le estremità e vi inserisco le perline di vetro. Servono come elastico per unire copertina e pagine.
Con abile mossa, inserisco ciascuna copertina e ciascun gruppo di pagine nella sua catenella. Ed ecco i mini taccuini!
Piacciono alle bambine e piacciono anche a me. E a te?
temo che la creatività non abiti più qui.
Appeno lo penso, mi smentisco. Non che faccia cose straordinarie e irripetibili, anzi proprio il contrario. Voglio fare cose ordinarie e ripetibili, in cui ci sia tanto di me e una buona manciata di divertimento.
Te la faccio breve: ogni volta che incontro una mia cara amica, mi piace regalare qualcosa fatto da me alle sue bambine. Non sempre ci riesco, non sempre ho delle idee illuminanti: loro crescono e vivono in un mondo che non conosco (solo gli addetti ai lavori sanno). Questa volta ce la fo: voglio regalar loro un quadernino. Fatto da me. Glab.
L’illuminazione arriva e subito corro a prender l’occorrente (non si sa mai, potrebbe spegnersi all’istante):
- q.b. di fogli di carta in formato A5
- q.b. di filo di cotone rosa
- 2 strisce di carta da parati colorata (verde prato e verde chiaro)
- 2 filati di lana di colori diversi (verde e turchese)
- 6 perline di vetro azzurre
- 6 perline di vetro gialle
Lesta, ritaglio dalle strisce di carta da parati una copertina cadauna, della giusta misura (un poco più larga del foglio A5).
Senza por tempo in mezzo, divido in due gruppi di pari numero i fogli di carta e li piego a metà a formare le pagine. Tengo unito ogni gruppo di pagine con un filo di cotone passante nella piega delle pagine.
Come un lampo lampante, lavoro all’uncinetto una catenella ciascuno per ogni filato di lana, lunga poco più del doppio della copertina. Annodo le estremità e vi inserisco le perline di vetro. Servono come elastico per unire copertina e pagine.
Con abile mossa, inserisco ciascuna copertina e ciascun gruppo di pagine nella sua catenella. Ed ecco i mini taccuini!
Piacciono alle bambine e piacciono anche a me. E a te?
mercoledì 19 aprile 2017
Un canotto per Baldo
Caro Diario,
il Baldo non è più lo stesso.
Continua la sua opera di Aratore di Strade durante le passeggiate e di Raccoglitore di Coccole da mane a sera, però da qualche mese è cambiato.
Ormai le sue attività domestiche principali si riassumono in due parole: pappa e nanna. Dorme sempre di più emangia mangerebbe sempre di più, con un effetto devastante sul suo giaciglio.
Perché ei è un canide fuori dalle righe, controcorrente, disdegna mode, regole e buon senso: in materia di nanna fa quel che gli pare.
S'addorma perpendicolare al giaciglio, con sedere su e tutto il resto giù (o viceversa), abbatte le sponde, scivola sotto il termosifone e si brucia - ohibò - le terga, accusa dolori articolari e si lamenta del servizio scarso di questa pensione (leggi casa nostra).
Così non si può continuare. Decidiamo di porvi un rimedio e la nostra ricerca di un buon giaciglio ricomincia.
Approdiamo alla soluzione con un canotto: un cuscino ovale contornato da un salsicciotto più spesso, tutto completamente sfoderabile e lavabile e peloresistente (grazie, o dei canini!). Nero di colore, rivestito di teli colorati provenienti da ogni dove.
Pare sia gradito al canide: può sostenere il capo mentre medita, le spalle mentre rimira i biscotti, la schiena mentre si gode le coccole; può starvi disteso o acciambellato, con la coda lunga o arricciolata sotto il naso.
Che sia la volta buona?
il Baldo non è più lo stesso.
Continua la sua opera di Aratore di Strade durante le passeggiate e di Raccoglitore di Coccole da mane a sera, però da qualche mese è cambiato.
Ormai le sue attività domestiche principali si riassumono in due parole: pappa e nanna. Dorme sempre di più e
Perché ei è un canide fuori dalle righe, controcorrente, disdegna mode, regole e buon senso: in materia di nanna fa quel che gli pare.
S'addorma perpendicolare al giaciglio, con sedere su e tutto il resto giù (o viceversa), abbatte le sponde, scivola sotto il termosifone e si brucia - ohibò - le terga, accusa dolori articolari e si lamenta del servizio scarso di questa pensione (leggi casa nostra).
Così non si può continuare. Decidiamo di porvi un rimedio e la nostra ricerca di un buon giaciglio ricomincia.
Approdiamo alla soluzione con un canotto: un cuscino ovale contornato da un salsicciotto più spesso, tutto completamente sfoderabile e lavabile e peloresistente (grazie, o dei canini!). Nero di colore, rivestito di teli colorati provenienti da ogni dove.
Pare sia gradito al canide: può sostenere il capo mentre medita, le spalle mentre rimira i biscotti, la schiena mentre si gode le coccole; può starvi disteso o acciambellato, con la coda lunga o arricciolata sotto il naso.
Che sia la volta buona?
mercoledì 29 marzo 2017
Ode al bidè
Caro Diario,
ho un dubbio atroce.
Mi piace seguire trasmissioni televisive che hanno a che fare con le case: ristrutturazioni, vendite, acquisti, case piccole, grandi, su ruote, di legno, in riva al mare, in cima ai monti. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con le case.
Sono trasmissioni per lo più americane e gli americani nelle loro case non contemplano il bidè.
Zero bidè. Che cos'è il bidè? Boh, non lo sanno. Non lo sanno??? Ohibò.
Poi mi guardo attorno e scopro che questa moda del no-bidè si sta diffondendo anche in Italia.
Ristrutturiamo il bagno? Via il bidè! Meglio far spazio a un mobile in più, per contenere centomila cianfrusaglie di sicuro utilissime, altro che il bidè.
D'altronde, a che cosa serve il bidè?
Se non sai rispondere, non sei più mio amico.
E il dubbio, caro Diario, sorge spontaneo: chi elimina il bidè soffre di stipsi olimpionica o è un ammiratore di Tarzan?
ho un dubbio atroce.
Mi piace seguire trasmissioni televisive che hanno a che fare con le case: ristrutturazioni, vendite, acquisti, case piccole, grandi, su ruote, di legno, in riva al mare, in cima ai monti. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con le case.
Sono trasmissioni per lo più americane e gli americani nelle loro case non contemplano il bidè.
Zero bidè. Che cos'è il bidè? Boh, non lo sanno. Non lo sanno??? Ohibò.
Poi mi guardo attorno e scopro che questa moda del no-bidè si sta diffondendo anche in Italia.
Ristrutturiamo il bagno? Via il bidè! Meglio far spazio a un mobile in più, per contenere centomila cianfrusaglie di sicuro utilissime, altro che il bidè.
D'altronde, a che cosa serve il bidè?
Se non sai rispondere, non sei più mio amico.
E il dubbio, caro Diario, sorge spontaneo: chi elimina il bidè soffre di stipsi olimpionica o è un ammiratore di Tarzan?
mercoledì 8 marzo 2017
Anche in cucina, si cambia
Caro Diario,
non amo cucinare, ma a volte mi piace.
Cucinare per me non è un'arte, né una meditazione in movimento, né un gioco divertente. Cucinare per me è solo un'esigenza, piuttosto antipatica.
Il mio sogno maledetto è uscire a pranzo e cena ogni giorno, senza mai perdere il ritmo e, se possibile, nemmeno la linea.
Cucinare non mi piace, come non mi piacciono gli obblighi in generale.
Eppure.
Eppure cucino. Solo a pranzo, però: arrivo a sera talmente stanca che preferirei mangiare le unghie invece di cucinare. Poiché il marito è discorde e poiché rincasa più stanco di me, mi tocca trovare una soluzione.
Eccola: quando la campana della chiesa rintocca l'una, mollo il lavoro, lavo le mani e preparo da mangiare. Da quando ci rifiutiamo di mangiare cibi acquistati già pronti, significa cucinare le verdure - lavoro lungo e noioso. Bisogna lavarle, pelarle, mondarle, affettarle, grattugiarle, scottarle, brasarle, saltarle, arrostirle...
Ma se lo fo una volta per tutte, fo prima. Quindi lunedì - per esempio - preparo la zuppa di carote per me a pranzo e le carote al forno per il resto della settimana. E via così ogni giorno. Così la sera, basta riscaldare o scongelare una porzione doppia e preparare la carne o il pesce o il formaggio.
Cucino le verdure sempre nello stesso modo, una vera noia. Da settimana scorsa mi cimento in nuove ricette: seguo i nostri libri di cucina, scelgo quelle più semplici e più vicine ai nostri gusti e provo.
Io non cucino: sperimento. E sperimentare mi piace e mi diverte. Pesto aglio, cumino e paprica nel mortaio, affetto carote, regolo il fuoco, calcolo i minuti. Assaggio, annuisco, riassaggio perché è buono.
Questa sera una giuria darà il verdetto finale: se l'esperimento avrà successo, la ricetta sarà riproposta in futuro.
Il marito non lo sa, ma è salvo grazie a un cambio di verbi.
non amo cucinare, ma a volte mi piace.
Cucinare per me non è un'arte, né una meditazione in movimento, né un gioco divertente. Cucinare per me è solo un'esigenza, piuttosto antipatica.
Il mio sogno maledetto è uscire a pranzo e cena ogni giorno, senza mai perdere il ritmo e, se possibile, nemmeno la linea.
Cucinare non mi piace, come non mi piacciono gli obblighi in generale.
Eppure.
Eppure cucino. Solo a pranzo, però: arrivo a sera talmente stanca che preferirei mangiare le unghie invece di cucinare. Poiché il marito è discorde e poiché rincasa più stanco di me, mi tocca trovare una soluzione.
Eccola: quando la campana della chiesa rintocca l'una, mollo il lavoro, lavo le mani e preparo da mangiare. Da quando ci rifiutiamo di mangiare cibi acquistati già pronti, significa cucinare le verdure - lavoro lungo e noioso. Bisogna lavarle, pelarle, mondarle, affettarle, grattugiarle, scottarle, brasarle, saltarle, arrostirle...
Ma se lo fo una volta per tutte, fo prima. Quindi lunedì - per esempio - preparo la zuppa di carote per me a pranzo e le carote al forno per il resto della settimana. E via così ogni giorno. Così la sera, basta riscaldare o scongelare una porzione doppia e preparare la carne o il pesce o il formaggio.
Cucino le verdure sempre nello stesso modo, una vera noia. Da settimana scorsa mi cimento in nuove ricette: seguo i nostri libri di cucina, scelgo quelle più semplici e più vicine ai nostri gusti e provo.
Io non cucino: sperimento. E sperimentare mi piace e mi diverte. Pesto aglio, cumino e paprica nel mortaio, affetto carote, regolo il fuoco, calcolo i minuti. Assaggio, annuisco, riassaggio perché è buono.
Questa sera una giuria darà il verdetto finale: se l'esperimento avrà successo, la ricetta sarà riproposta in futuro.
Il marito non lo sa, ma è salvo grazie a un cambio di verbi.
mercoledì 4 gennaio 2017
Avanti tutta!
Caro Diario,
che pace, che tranquillità!
Se il buon anno si vede dal primo giorno, il 2017 sarà buonissimo. Riposata, allegra, con lo stomaco pieno di cibi gustosi e una casa illuminata dal sole. Siamo qui, tutti e tre, abbandonati a una beata pigrizia.
Ed è così che voglio continuare: ascoltare il mio corpo, l'intuito, seguire i desideri e le voglie del momento, fare ciò che più mi piace.
D'altronde,
Prosit.
che pace, che tranquillità!
Se il buon anno si vede dal primo giorno, il 2017 sarà buonissimo. Riposata, allegra, con lo stomaco pieno di cibi gustosi e una casa illuminata dal sole. Siamo qui, tutti e tre, abbandonati a una beata pigrizia.
Ed è così che voglio continuare: ascoltare il mio corpo, l'intuito, seguire i desideri e le voglie del momento, fare ciò che più mi piace.
D'altronde,
Prosit.
mercoledì 20 luglio 2016
Chez moi: carote allo zenzero
Caro Diario,
non stai più nella pelle vero?
Vuoi sapere che fine fanno le comari della vellutata di carote! La casalinga mannara che c'è in me ti comprende bene.
Mentre le carote bollono nel pentolino, afferro le sue sorelle per cucinarle al forno.
Le carote allo zenzero cotte al forno hanno due importanti proprietà:
non stai più nella pelle vero?
Vuoi sapere che fine fanno le comari della vellutata di carote! La casalinga mannara che c'è in me ti comprende bene.
Mentre le carote bollono nel pentolino, afferro le sue sorelle per cucinarle al forno.
Le carote allo zenzero cotte al forno hanno due importanti proprietà:
- profumano la casa
- sono surgelabili in porzioni da due per cene future
Anvedi.
(-154; determinazione: profumata; umore: saporito: sorriso del giorno: se magna!)
(-154; determinazione: profumata; umore: saporito: sorriso del giorno: se magna!)
mercoledì 22 giugno 2016
A.A.A. profumo per la casa cercasi
Caro Diario,
grandi cambiamenti, da queste parti.
Tre passi indietro e ti spiego per bene.
Devi sapere che a casa nostra non ci sono porte tra una stanza e l'altra - con l'ovvia eccezione di quelle dei bagni.
Devi sapere, pure, che a casa nostra vanno molto di moda verdure come cavoli, cavolfiori e affini in inverno e carne alla griglia in estate.
Devi sapere, poi, che a casa nostra, se apri una finestra in inverno, entra tutto il fumo dal comignolo accanto.
Devi sapere, infine, che a casa nostra vive un cane puzzolente.
Vien spontaneo ipotizzare che abbiamo un problema con gli odori.
Devi sapere che a casa nostra non ci sono porte tra una stanza e l'altra - con l'ovvia eccezione di quelle dei bagni.
Devi sapere, pure, che a casa nostra vanno molto di moda verdure come cavoli, cavolfiori e affini in inverno e carne alla griglia in estate.
Devi sapere, poi, che a casa nostra, se apri una finestra in inverno, entra tutto il fumo dal comignolo accanto.
Devi sapere, infine, che a casa nostra vive un cane puzzolente.
Vien spontaneo ipotizzare che abbiamo un problema con gli odori.
Col caldo il problema si assottiglia (evviva le finestre aperte!), ma nelle stagioni fredde s'ingrossa come non mai. Soprattutto perché l'aria fresca esterna è carica di fuliggine. Ergo, bisogna risolvere dall'interno.
Ci provo con:
- bastoncini d'incenso
- essenze nell'umidificatore
- candele profumate
- profumatori elettrici
- profumatori naturali (torte, acqua speziata)
- bruciatori catalitici
Ma non mi arrendo e continuo a cercare La Soluzione.
Come accade spesso, le illuminazioni improvvise mettono in luce soluzioni semplici e assai funzionali: provo a utilizzare il fornelletto della fonduta di cioccolato (ehm) per sciogliere le cialde profumate.
Risultato: copre gli odori malefici con gentilezza e fa sorridere il marito quando rincasa (quant'è brutto tornare nel nido a fine giornata e il nido puzza di xxx?).
Problema con gli odori risolto!
(-154; determinazione: pungente; umore: profumato; sorriso del giorno: brezza marina)
Risultato: copre gli odori malefici con gentilezza e fa sorridere il marito quando rincasa (quant'è brutto tornare nel nido a fine giornata e il nido puzza di xxx?).
Problema con gli odori risolto!
(-154; determinazione: pungente; umore: profumato; sorriso del giorno: brezza marina)
venerdì 17 giugno 2016
Ventinovesima settimana. La gratitudine
Caro Diario,
ogni giorno va assaporato fino all'ultimo secondo.
Perché è quando meno te l'aspetti che capitano cose bellissime.
Ti scrivo d'impulso, spinta da un vento caldo che di nome fa Gratitudine. La gratitudine è uno dei sentimenti più belli: è emozionante suscitarla negli altri, ma lo è altrettanto - anzi, mille volte di più - provarla. E oggi, giornata insipida come altre, mi sento infinitamente grata.
Di questi tempi prendo una decisione dura: sciogliermi da legami che non hanno più senso e lasciare andare relazioni ormai esaurite. Una decisione che mi fa soffrire, pur sapendo quanto sia necessaria: anche i rami delle rose devono essere tagliati, per rendere le piante più rigogliose.
Potare, quindi, e dedicarmi a quelle relazioni che crescono e fioriscono senza affanni, con calma, spontaneità e comprensione reciproca. Senza invidia, senza agonismo, senza imposizioni, con serenità, naturalezza e sincero affetto. Solo voglia di stare bene assieme.
Novello giardiniere di me stessa, oggi più che mai mi rendo conto di quanto sia fortunata: conosco persone che, con un semplice pensiero, mi riempiono il cuore.
mercoledì 15 giugno 2016
Chez moi: vellutata di carote
Caro Diario,
inizia una nuova era.
L'Era del Cibo Sano. E veloce da cucinare, per di più.
Tutto incomincia con la rivoluzione elettro-domestica, che porta a nuove e sane abitudini e spegne i bruciori gastrici: alle 13.00 sono in pausa pranzo e, mentre preparo il pranzo, cucino già per la sera. Mi merito una medaglia.
Oggi è la volta delle carote. Fa freddo, perciò decido di prepararmi una vellutata di carote.
Nel frattempo, mentre le carote cuociono, preparo le sue comari che andranno nel forno.
{Continua...}
(-161; determinazione: appetitosa; umore: gioviale; sorriso del giorno: se magna!)
(-161; determinazione: appetitosa; umore: gioviale; sorriso del giorno: se magna!)
mercoledì 8 giugno 2016
Una coperta all'uncinetto è una promessa
Caro Diario,
ti racconto di una promessa all'uncinetto.
"Quando fai una coperta tutta per me?"
"E la mia coperta?"
"Quella coperta è per me?"
"E la mia coperta?"
"Quella coperta è per me?"
Il marito desidera una coperta all'uncinetto tutta per sé. Da tanto, ormai. E io gliela prometto, anzi: gliene faccio una. Ma non mi piace e, poiché non mi piace, giace lì sul pouf a prender polvere inerte a tempo indeterminato.
Finché non giunge l'idea giusta, che capita proprio mentre uncinetto la copertina per il bambino finalmente conosciuto. Lui la vuole sui toni del verde e del blu? Verde e azzurra sarà! Lui non vuole nemmeno l'ombra di rosa? E rosa non sarà - sarà un pochino lilla, ma il lilla ci sta. Lui la vuole grande, ampia, che lo avvolga come un bozzolo caldo - piedi compresi? E grande sarà.
Fatta! Piace a me, piace a lui e piace pure al Baldo che appena può se l'annusa con piacere.
(-168; determinazione: promettente; umore: buono; sorriso del giorno: un'altra coperta a onde!)
lunedì 23 maggio 2016
A volte i miracoli capitano
Caro Diario,
sono contenta.
Sono contenta quando il marito torna a casa presto (miracolo). Sono contenta per lui.
Sono un po' meno contenta quando il marito torna a casa molto presto, tipo per pausa pranzo, e si piazza davanti alla tivù, armeggiando rumorosamente con chiavi e altri ammennicoli maschili (gli ammennicoli maschili sono subdoli e rumorosi, fanno chiasso solo quando conviene) e io mi perdo l'unica battuta dell'unica puntata dell'unica serie che ancora non ho mai visto del mio telefilm preferito. Toglietemi tutto, ma non l'audio e il video della tivù quando stanno per pronunciare la frase epocale.
Dicesi interruzione.
Dicesi nuvoletta di fumo che esce dalle mie frogie, assieme a un urlo isterico molto ben represso.
Sono un po' meno contenta quando il marito torna a casa abbastanza presto, tipo dopo la pausa pranzo, e si prepara una tazza di tè e mentre osserva il bollitore mezzo pieno chiede a gran voce se il tè è da rifare e io perdo l'unica scintilla d'ispirazione che mi sia mai sopraggiunta in questa lunga giornata di cose da scrivere condite con mal di testa. Toglietemi tutto, ma non la (poca) concentrazione mentre sto cercando di ultimare il lavoro.
Dicesi interruzione.
Dicesi urlo isterico mal represso e vago senso d'esser scambiata per Wonder-Ufficio Informazioni-Woman.
(-184; determinazione: preoccupante; umore: nervosetti; sorriso del giorno: comunque ti voglio bene)
giovedì 12 maggio 2016
Un mese (anzi quattro) di libri: da gennaio ad aprile
Caro Diario,
non tutte le ciambelle riescono col buco.
Non tutti i libri sono scritti bene e non tutti i libri sono ben curati. Me ne accorgo a inizio anno, mentre peregrino tra scaffali di librerie miei e altrui.
Ma andiamo per ordine.
È gennaio e inauguro l'anno nuovo con Pelle di leopardo di Tiziano Terzani. Già letto e già tanto apprezzato: più di tutto, più del fatto di avere tra le mani un libro-simbolo per certe generazioni, quel che apprezzo è l'introduzione. Scritta dallo stesso uomo, ma più maturo, più disincantato. Tiziano Terzani ti sa entrar dentro l'anima con le sue parole, a qualsiasi età, in qualsiasi occasione - una rivoluzione, un viaggio senza voli, una malattia, un consiglio - e lì rimane.
Poi, durante una cena del Club Rosa delle Prime Donne, ricevo in prestito da leggere Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna. La notte, quando rincaso e m'infilo sotto il piumone, apro le prime pagine e m'innamoro. Come si può non innamorarsi di un autore che scrive di morte, di politica, di altre cose tristi e ti fa ridere dalla prima all'ultima frase? Quando finisco il libro, sì, che sono triste...
Anche perché dopo le cose incominciano ad andar storte.
A un altro incontro del Club Rosa delle Prime Donne, ricevo in prestito una trilogia: Red, Blue e Green di Kerstin Gier. Un fantasy per adolescenti, mi avvisano. La storia potrebbe anche essere interessante (una variante dei viaggi nel tempo), ma tutto il resto... zerella. L'autrice applica tutti i trucchi del mestiere fin dalla prima riga: hook iniziale, suspence, colpi di scena si susseguono a ciclo continuo tra banalità e assurdità. Per dire: ci vogliono due libri per raccontare quel che succede in due giorni, mentre le settimane successive son descritte nell'ultimo libro, pigiando il tasto "avanti veloce" per farci star tutto. Ma l'editore dov'è? Bah.
Per riprendermi da questa lettura fastidiosa, continuo col genere fantasy. Questa volta tocca a Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke. Un libro abbandonato già in passato e non ricordo nemmeno perché. Cià, iniziamo! Aiuto. Che strazio. Non capisco nulla. Chi è il protagonista? Chi parla? E con chi parla? Dove vuole andare l'autrice? Salto blocchi di pagine per tentar di scoprire se c'è un filo conduttore. Non trovo nulla. Lo chiudo e metto via, abbastanza infastidita. Eppure è vincitori di premi letterari piuttosto famosi...
Agguanto disperata un altro libro, La biblioteca dei miei sogni di Julie Highmore. Leggo due-righe-due e lo allontano da me esasperata. Possibile che le case editrici pubblichino libri del genere? Scritti male, con dialoghi assurdi, senza trama, senza scopo, senza nulla di nulla. Perché?
Per fortuna c'è, fresco di stampa, Va', metti una sentinella di Harper Lee. Il buio oltre la siepe è uno dei miei libri preferiti, letto da bambina, da ragazzina, da giovane, da adulta, da exQQ - più e più volte. Il "seguito" mi riaccompagna in quelle atmosfere, mi fa provare sentimenti altrui, mi fa arrabbiare e commuovere. Mi dà qualcosa, come ogni libro dovrebbe. Ah, mi sento meglio.
Poi cado in una trappola, mi lascio conquistare dalla curiosità e leggo Sein, una virgola sull'acqua. Ritratto di un'isola bretone leggendaria di Susy Zappa. Cioè, provo a leggerlo, ma dopo qualche pagina mi arrendo. Mi aspetto atmosfere magiche, misteri svelati. Invece trovo un po' di storia dell'isola, l'introduzione al concetto di aldilà in cui i celti credevano, la preghiera del marinaio seguita da quattro pagine di date e dati di naufragi, lo stemma araldico dell'isola... Ed è solo la prefazione. No grazie, non ci sto.
Termino gennaio indignata e inizio febbraio piena di speranze. Mi regalano Numero zero di Umberto Eco e lo leggo. Mi piace, è interessante, ma provo un senso di déjà vu, come fosse un piccolo Pendolo di Foucault.
Provo con L'arciere del re di Bernard Cornwell. Carino, la storia dovrebbe intrecciarsi con quella del sacro Graal, ma se ne perdono le tracce molto presto. La tira un po' per le lunghe e alla fine è inconcludente. Cerco in internet e scopro che è il primo di quattro libri. Va bene, ma ho questo libro e da solo non mi dice nulla di nulla. Zero voglia di leggere gli altri tre, chissà perché?
Non ci casco più, voglio andare sul sicuro! Quindi mi affido al ciclo di Darkover di Marion Zimmer Bradley che mi tiene impegnata fino ai primi di aprile. Una serie di libri fantasy "fantascientifico", ambientati nel futuro su un pianeta alieno, che sembra il nostro passato. Letti più e più volte in gioventù, è un po' come tornare dai nonni dopo la scuola. Il suo stile non mi piace particolarmente (mi chiedo, però, quanto influisca l'editore: nomi di persona sbagliati e confusi tra di loro, frasi rocambolesche che sanno di traduzioni stanche...) ma mi piace la storia di questa antica colonia terrestre e del rapporto tra darkovani e terrestri.
Il libro di aprile (sì, uno solo) è Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson. Lo prendo per il viaggio in treno di ritorno da una riunione di lavoro, per ricordarmi di questa giornata meravigliosa. Il libro è altrettanto bello: coinvolgente, divertente, dissacrante, purtroppo non infinito.
E ora, che cosa leggo???
P.S. Nel frattempo leggo un po' di libri di lavoro - letture edificanti e profonde - ma decido di parlartene di là, ché ripetere le cose mi uggia.
(-195; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: leggere!)
mercoledì 4 maggio 2016
Una coperta all'uncinetto fatta di tanti nodi-auguri
Caro Diario,
è primavera e io continuo a fare copertine.
La prima è per un bambino che aspetto di conoscere da un po'.
È a onde per prender confidenza fin dai primi giorni con il mare della vita. Le onde vanno e vengono, salgono e scendono: sul filo dell'acqua s'impara a stare in equilibrio.
Ogni nodo è un augurio di felicità.
È a onde per prender confidenza fin dai primi giorni con il mare della vita. Le onde vanno e vengono, salgono e scendono: sul filo dell'acqua s'impara a stare in equilibrio.
Ogni nodo è un augurio di felicità.
mercoledì 27 aprile 2016
Chez moi. Un liquore dorato al profumo di arancia
Caro Diario,
di certe cose non posso fare a meno.
La magia dei liquori mi ammalia ogni volta, perciò continuo a sperimentare. Se poi l'incantesimo è semplice e veloce (veloce nel mondo dei liquori), mi piace ancor di più.
Questa volta chiudi gli occhi e pensa alle arance - grosse, succose e profumate arance arancioni. Io, intanto, agito la bacchetta.
Brinda davvero alla vita, ché questo sciroppo è un inno alla gioa - da soli o in compagnia.
(-210; determinazione: ubriaca; umore: solare; sorriso del giorno: sciroppo d'arance!)
mercoledì 27 gennaio 2016
Natura
Caro Diario,
io e Monila torniamo con Leonardo!
No, non è una riunione di ex compagni di scuola, ma la nostra rubrica di pittura & poesia: lei disegna, io scrivo; ci facciamo ispirare l'una dall'altra e osserviamo cosa ne nasce.
Di solito prende forma qualcosa di bello, così doppiamente ricco di significato per noi due - e non solo per noi, spero.
Questa volta osservo il disegno di Monila e aspetto l'ispirazione. Ma i pensieri in testa sono tanti, le cose da fare troppe, la concentrazione scarsa: non trovo le parole giuste, non trovo l'accordo giusto.
Passano i giorni e i mesi. D'un tratto so cosa scrivere e lo scrivo.
Penso ai particolari del mondo attorno a noi, penso alla felicità. Conosco una persona speciale, si chiama Simone: non ci sentiamo spesso, non so che aspetto abbia, ma sono sicura di essere nei suoi pensieri, così come lui è nei miei. Conoscerlo mi arricchisce, perché grazie a lui posso provare a vedere il mondo da un'altra prospettiva, quella della felicità.
Leggo il suo libro, Paolo secondo me - una lunga poesia toccante, come solo l'esperienza può esserlo - e assieme a lui vorrei dire "io sono nata felice" e "amo la felicità". Vorrei essere felice.
Leggo il suo libro, Paolo secondo me - una lunga poesia toccante, come solo l'esperienza può esserlo - e assieme a lui vorrei dire "io sono nata felice" e "amo la felicità". Vorrei essere felice.
Mai perdere la speranza, direbbe.
Quindi questa piccola poesia è dedicata a lui.
Vieni, andiamo da Monila a scoprire com'è nato il suo disegno!
Vieni, andiamo da Monila a scoprire com'è nato il suo disegno!
(-301; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: pittura & poesia!)
giovedì 3 settembre 2015
Un mare di lana {u.f.f.a.}
Caro Diario,
guarda da vicino.
Non ti sembrano onde del mare? Colpite dal sole, in superficie prendono il colore del cielo e dentro mostrano i riverberi del fondale.
Ho fatto un altro cappuccio di lana a maglia, per un'amica che vive lontano. Il modello è sempre quello di Peggy Journal e la tecnica è sempre quella del colore sfumato, lavorando un filo di lana blu assieme a fili di lana di altri colori.
Quanto mi piace trovare nuovi accostamenti pensando a chi li indosserà!
Chissà se anche lei sentirà la risacca del mare e i raggi caldi del sole, questo inverno?
(-28; determinazione: in ripresa; umore: vacanziero; sorriso del giorno: un nuovo cappuccio a maglia!)
lunedì 24 agosto 2015
È disdicevole ballare?
Caro Diario,
credi che a 40+ sia disdicevole ballare?
A volte mi prende una smania di saltare, dimenarmi, lasciarmi andare al ritmo: voglio ballare! Da quanto tempo non lo faccio? Troppo.
Non ascolto più la radio al mattino mentre mi preparo alla nuova giornata, non saltello più in modo scomposto, né sorrido soddisfatta davanti allo specchio: solo quindici anni fa lo faccio sempre. Sempre. Non mi ricordo nemmeno che posso ballare.
Ma l'altro giorno in macchina m'è venuta una voglia prepotente: la musica è ad alto volume, l'aria della sera entra dai finestrini, io e il marito muoviamo le nostre estremità con gioia.
Io: "Andiamo a ballare?!"
Lui: "Dove?"
Io:"In discoteca! Con la musica che ti attraversa i muscoli! Come una volta."
Lui: "Una volta avevamo vent'anni e i quarantenni ci facevano pena."
Io: "..."
C'ha ragione.
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