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mercoledì 11 novembre 2015

San Martino

Caro Diario,
  Facciamo San Martino?
  A occhio e croce, buttando uno sguardo in casa, si direbbe di si...
  Vorrei, dovrei, potrei. 
  Voglio andarmene via. Non son nata per vivere in un piccolo paese (idea accarezzata solo tra luglio e agosto del 1981), ho bisogno di vastità, di scelta, di bellezza, di gente sconosciuta. Di trasporti pubblici frequenti e funzionanti.
  Ho otto anni e immagino che da grande sarò un'archeologa molto impegnata a scavare e a viaggiare in giro per il mondo. Ho diciassette anni e immagino che da grande vivrò cinque anni a Londra, cinque a Parigi, cinque a Roma, cinque a New York, eccetera. Ho ventitré anni e immagino che da grande vivrò in città e viaggerò molto. Ho ventinove anni e immagino che l'anno prossimo sarò negli Stati Uniti d'America per studire i resti delle antiche civiltà del nord. Ho Q+, sono grande, ho un lavoro sedentario e immagino che tra poco affitterò casa, comprerò un camper e me ne andrò in giro per l'Europa e ovunque mi porti.

  Mi dicono che è un sogno accarezzato da molti, soprattutto a quota Q. Io vorrei:
  • regalarmi un anno sabbatico
  • cambiare prospettiva spesso e volentieri
  • parlare lingue diverse dalle mie
  • sperimentare nuove abitudini
  • fare incontri memorabili
  •  innamorarmi di luoghi per me ancora sconosciuti
  • riconoscere strade e paesaggi
  • ascoltare le onde del mare a colazione
  • ascoltare il traffico cittadino a cena
  • osservare coi miei occhi e spegnere Internet
  • coltivare le emozioni e scrivere
sorrisoa365giorni-fare-sanmartino

(-19; determinazione: sopita; umore: speranzoso; sorriso del giorno: si fa San Martino!)

lunedì 21 settembre 2015

Ritorni e incontri

Caro Diario,
  sono a casa.
  Mi tocca parlare delle vacanze al passato. Parto sabato e torno sabato, dopo una settimana di camminate, bollori (35° più afa), ritorni e incontri.
  Ritorni in luoghi lasciati quindici anni fa e riconosciuti col cuore. 
  Incontri veri con persone vere: alcune conosciute per tanti anni solo tramite internet, altre scoperte felicemente per lavoro, altre già abbracciate in passato ma tanto distanti.
  Una vacanza di grandi silenzi mentali e grandi rumori esterni, di emozioni a fior di pelle e chiacchiere infinite. 
  Parto sabato con l'intenzione di vivere il qui e ora: senza programmi, senza impegni, senza piani, senza agenda. Parto con una breve lista di bellezze da scoprire, quattro carte turistiche della città (ognuna riporta le strade a modo suo), pochi vestiti per ogni occasione, tanto desiderio di riempire il vuoto.
  Torno sabato, dopo una settimana, con l'obiettivo centrato, una mappa mentale della città (fatta di tram, autobus, salite e discese, quartieri, portoni di amiche, persone conosciute per caso), tre benedizioni, il vuoto infine riempito.
  Per la prima volta dopo tanto tempo sono contenta di tornare a casa: sono in pace con me stessa. 

sorrisoa365giorni-vacanze-ricordo
  Eppure il vuoto è in agguato, mi aspetta al varco e con naturalezza cerca di trascinarmi nelle sue spire. Cosa succede al mondo-di-sempre quando sono via? Nulla, va avanti per la sua strada, si accorge a malapena della mia mancanza, prosegue nella sua vacuità, un giorno dopo l'altro. Io cambio, lui resta uguale.
 
(-9; determinazione: faticosa; umore: spiazzato; sorriso del giorno: ...)

mercoledì 4 marzo 2015

#14: ispirazione

Caro Diario,
  allacciati le cinture di sicurezza.
  Nel bel mezzo di una calma piatta-davvero-piatta, all'improvviso saltan fuori tantissime idee e un nuovo sprint: bisogna stare attenti a non venirne travolti.
  Basta poco, poco davvero (il famoso zic): nel nostro caso quel poco è un tappeto in mosaico davanti alla casa che fu di Virginia Woolf a Londra (sì, nel fine settimana mi trovo a Londra per qualche ora - quaranta, per la precisione).

sorrisoa365giorni-mosaico-londra

 Visto, fotografato, mostrato al marito: illuminati. È così che voglio rivestire il marciapiede del cortile; e il patio; e i balconi. "Ti piace?" gli chiedo. "Sì" dice lui e già pensa di acquistare la lama per piastrelle. 
  È fatta.
  Dalla calma piatta a una tempesta di idee e in pochi minuti decidiamo i prossimi lavori per rendere casa nostra più nostra:
  1. finire il garage (bancone, scaffali, pavimento, stoccaggio)
  2. pavimentare il cortile
  3. imbiancare la casetta dei bidoni, il cancello e le ringhiere del balcone in cortile
  4. rivestire di tappeti in mosaico il marciapiede, il patio e i balconi
  5. rifare la cucina
  6. finire di dipingere la casa
  7. progettare l'orto e il giardino - ho voglia di fiori, quest'anno
  Avremo una primavera, un'estate e un autunno molto intensi. E quel che rimane dell'inverno, lo passeremo a terminare l'organizzazione della lavanderia, dell'archivio e della libreria - tutti lavori iniziati, ma accantonati per mancanza d'interesse.
  Ma da quando ho scoperto che posso voler bene a casa nostra anche a tempo indeterminato, ho ricominciato ad aggiungere voci sulla luuunga lista delle cose da fare. 
  La sai una cosa, mio caro Diario? Non vedo l'ora di completare tutta l'organizzazione degli spazi di casa (manca poco), per dedicarmi alle "coccole" - intese proprio come gesti di affettuosità nei suoi confronti. 
  Quindi, allacciati le cinture di sicurezza: ci sarà da ballare!
(-27; determinazione: alta; umore: alto; sorriso del giorno: liste!)

venerdì 23 gennaio 2015

# 8: il meteosorriso dice "Tempo di viaggiare"

Caro Diario,
  inutile guardarmi con quel cipiglio.
  Sono refrattaria ai rimproveri e ho (quasi) cancellato dal mio vocabolario mentale le parole senso di colpa.
  Ho tante cose da raccontarti - sto vivendo davvero tante novità - ma poco tempo per farlo. Non ti sto abbandonando e non devi essere geloso degli altri due blog: ho solo bisogno di riposare.
  Illusa dal potere riposante delle vacanze invernali, mi ritrovo sul finire di gennaio con: 
  • troppi pensieri in testa, 
  • tante esperienze nuove da sedimentare, 
  • progetti che scalpitano per essere portati a compimento, 
  • necessità impellenti,
  • burocrazie snervanti,
  • imprevisti prevedibili,
  • stanchezza esasperata.
  Voglio tornare all'Elba, al mattino aprire le persiane e salutare cielo e mare, e alla sera addormentarmi serafica sul letto senza pensieri in testa a tenermi sveglia.
  La mia trasmissione preferita in tivù? Quella in cui una famiglia si trasferisce dal suo paese di origine in un altro, ovunque nel mondo. Ecco. Voglio andarmene da qui. Voglio andarmene per un tempo indeterminato, prendere un aereo o un treno o caricare due valigie su Pagnottella e andar via.
  Voglio essere nella luce del sole e nel buio della notte, passeggiare in compagnia delle mie emozioni con gli occhi che zumano sui particolari infiniti del mondo.
  Voglio respirare l'aria e prendere mal di gola per il troppo ridere e il troppo urlare di gioia.
   Voglio dimenticare come sia fatta questa scrivania. 

 sorrisoa365giorni-meteosorriso-viaggiare

  Be', certo. Nascerebbero nuovi pensieri, sboccerebbero nuovi progetti, aumenterebbe la stratigrafia di esperienze, le necessità sarebbero ancora impellenti (forse). Ma sai che bello?

(-8; determinazione: provata; umore: stanco; sorriso del giorno: ehm, so che c'è, ma non l'ho ancora in quadrato)

mercoledì 23 luglio 2014

# 34: la riscossa

Caro Diario,
 ma che giorno è?
 I giorni si sciolgono uno dentro l'altro, nel grigio freddo del maltempo o nell'umido caldo più tipico di questa stagione.  Si sciolgono, dicevo, e un mese arriva presto alla fine senza lasciar traccia - qualche gocciolina qui e là, ogni tanto.
 Parliamo poco, io e il marito, ma ci capiamo tanto. La casa assorbe le nostre energie e, anche quando non muoviamo muscolo, lei prosciuga la nostra vivacità mentale. Ci adattiamo anche a questo, seppur con fatica: le risate non mancano, ma hanno un retrogusto acidulo. Per farla breve: non è un buon periodo, da queste parti.  
 Ma.  Certo, c'è un ma.
 Ma, dicevo, se hai modo di osservarci meglio, noterai che ogni tanto l'occhio fatica a mettere a fuoco quel che sta vedendo. Guardaci bene: davanti a noi il solito giardino, i soliti vicini in costume adamitico, le solite nuvole cariche di pioggia, noi seduti al tavolo, le mani abbandonate sui braccioli della sedia. Stiamo sorridendo, in totale silenzio - a parte qualche sospiro sommesso.
 Siamo in attesa della nostra riscossa: le vacanze.

Jeremy Harwell Photografy

 Lunghe, lunghissime vacanze. Già un solo giorno lontano da casa mi sembra una meravigliosa vacanza: tanti  giorni lontano da casa, più di quante dita ci siano in due mani, mi sembra un miracolo. Un miracolo.
 Sospirate, sospiratissime vacanze. Passano sei anni, dall'ultima volta. Sei anni. Quando faccio il conto mi vengono i brividi: come si fa a vivere sei anni indiavolati senza nemmeno un giorno di ferie? Perché i giorni dedicati alle ferie (esattamente come le domeniche e le feste nazionali) li passiamo a casa. A lavorare alla casa. A progettare, realizzare, studiare, immaginare, eccetera, eccetera la casa. Dopo sei anni si rasenta la follia.
 Profumate, profumatissime vacanze. Di salmastro, di venti liberi e selvaggi, di Baldo accaldato, di sudore e olio di cocco, di aperitivi splendenti nel sole al tramonto, di luoghi nuovi, di baci d'amore, di gioia e pienezza di vita.
 Sognate, sognatissime vacanze. In ogni momento della giornata: appena sveglia sogno colazioni vista mare, in mattinata sogno le impronte delle mie scarpe azzurre sulla sabbia, a pranzo sogno pic nic in pineta, di pomeriggio sogno passeggiate nei paesi assonnati, di sera sogno cene golose in ristoranti a due passi dalla spiaggia. Sogno, sogno, ho gli occhi pieni di sogni, talmente vividi da coprire l'opaca realtà.
 Devono passare ancora un po' di settimane, però. Per questo, mio caro Diario, ti chiedo: ma che giorno è?

(-8; determinazione: qualche lacerto resiste; umore: sognante; sorrisi del giorno: evviva la riscossa!)

venerdì 27 giugno 2014

# 30: una vacanza torinese

Caro Diario,
 ogni viaggio è fatto di piaceri e dispiaceri.
 Anche quelli corti, di soli tre giorni. Quando parti c'è il piacere della curiosità e del pregustare tutto quel che da tempo aspetti di vedere e fare, ma c'è anche il dispiacere di lasciare chi non può accompagnarti. Quando  torni c'è il piacere della soddisfazione estrema, delle sorprese e del tornare a casa, ma c'è anche il dispiacere di lasciar quel che è stato tuo (anche se per poco).
 Il mio piacere più grande in assoluto? La libertà: di fare quel che amo e di essere quel che sono.
 Tre giorni a Torino.
 Giorno uno: tre stazioni e due treni, il marocchino da lecca-baffi di Barney's, la pace opulenta del Circolo dei Lettori, un'insalatona infinita, il Museo Archeologico delle Antichità e i suoi splendori, i bocconcini all'aceto balsamico, i fuochi d'artificio di San Giovanni visti allo specchio.


 Giorno due: una carezza alla Mole e un salto nel mondo incantato da Melissa Erboristeria, un giro labirintico nella libreria Mercurio di via Po, passeggiata sotto i portici di piazza Castello e lungo via Barbaroux, pranzo in un angolo di Germania alla Deutsche vita con Annalisa e Chiara. Pomeriggio a passeggio e poi di corsa a casa: inizia la festa universitaria!


  Giorno tre: la festa universitaria sembra non finire mai, la stanchezza lotta contro la voglia di continuare a chiacchierare con persone così diverse e interessanti! Ma dopo qualche ora di sonno, di nuovo in pista: ricerche che sanno di carta polverosa alla Biblioteca Nazionale, un pranzo tra carne piemontese e altre moltissime chiacchiere con Chiara e Paola al Mbun, un lungo giro in centro (non mi basta mai!) e un salto goloso e profumato da Gobino, il rientro in macchina e, infine, a casa.


 Di più, c'è molto di più: conosco persone nuove, ritrovo care amiche, vedo luoghi emozionanti e bellissimi, mi sento libera e molto amata. Torno a casa piena e rendermene conto mi rende felice.
 Eppure... di più,
ne voglio di più!

(-3; determinazione: in vacanza; umore: vacanziero; sorriso del giorno: la mia vacanza torinese!)

lunedì 26 maggio 2014

#26: aria di vacanza

Caro Diario,
 la stagione è quella giusta.
 Per cosa?, mi chiederai. Per sentire nell'aria il profumo pungente di vacanza. Viviamo ai margini di una meta turistica bellissima, il lago Maggiore. C'è chi vien da lontano per ammirare il colore delle onde al calar del sole. Le lingue straniere s'intrecciano, i clic delle macchine fotografiche rimbalzano lungo la costa. Volti rasserenati osservano la distesa d'acqua dai colori mutevoli e le montagne che ne disegnano i contorni.
 Perché il lago ha il potere di calmare gli animi, d'infondere pace: le sue acque son l'elisir di lunga serenità.
 Ogni volta che lo vedo sto bene.
 Per questo quando il marito in sella alla moto mi chiede quale strada percorrere, io rispondo: la strada del lago. E così partiamo, strizzati nelle nostre tute, il casco che ci protegge dall'aria e amplifica gli odori.
 Arona, Meina, Lesa, Belgirate, Stresa, Baveno, e poi ancora più su, Feriolo, Pallanza, Intra, Ghiffa, Cannero. 
Osservo con amore le case che per cinque anni di pullman mi aspettano mentre vado e torno a casa da scuola.

Osservo il cielo là sopra, le nuvole che si scontrano e poi si rilasciano, un po' d'azzurro oltre al bianco, il sole che colora tutto quanto con intensità.

Le onde. Le onde piatte vicino a noi e leggermente increspate là in centro, dove la corrente è più forte.

Le vele bianche che filano beate da una costa all'altra, godendosi il vento, il sole, l'assoluta libertà.

Annuso con avidità il profumo di gelsomino in fiore, l'aroma umido della terra smossa, l'odore pieno del lago a riva.

 I ricordi partono impazziti e si rincorrono, urtandosi l'un con l'altro: quel giro in macchina a diciotto anni con gli amici spensierati, il viaggio in traghetto con le onde di agata dal finestrino, tutte le passeggiate fino al moletto, tantissimi altri giri in moto. E sempre, sempre, quella sensazione potente di libertà. Di sentirmi in vacanza.

Cannero. Col naso all'insù.

Cannero. Mai senza scarpe.

 Nuovi ricordi, di ieri: vicoli che si dipartono dal lago verso case misteriose da scoprire, piccoli giardini con signori che dormono in poltrona, bambini che rincorrono papà urlettando in tedesco, le carpe che inseguono sott'acqua una famiglia di germani reali. In un'acqua grigio verde dove le montagne si avvicinano dalle rive opposte, e lucente come mercurio nei punti più aperti.
 Ci vuol poco per sentirsi in vacanza, da queste parti. Basta seguire il luccichio dell'acqua.

(-5; determinazione: buona; umore: buonino; sorriso del giorno: meno male che c'è il lago!)

giovedì 10 ottobre 2013

Au revoir

Caro Diario,
 la vita è proprio strana, lo sai?
 Prendi due sorelle: una sogna di avere una famiglia, di viviere dove cresce e non pensa affatto al lavoro, figurati alla carriera; l'altra sogna di far carriera, vivere ovunque nel mondo e non pensa affatto alla famiglia. Tutto procede come deve, poi, a un certo punto, una folata di vento dispettoso scombina le cose: la prima si trova a vivere in una grande città, con un ottimo lavoro (che ama), e non ha famiglia; la seconda si trova a vivere in un paese piccino picciò, con un ottimo marito e un simpatico cane (che ama), senza una carriera.
 Non è buffa la vita? Entrambe felici delle proprie conquiste, entrambe prive di quel "qualcosa" che le farebbe brillare come stelle nel firmamento.
 In ogni caso, settimana scorsa vado a Torino per trovare mia sorella. Mentre passeggio per le vie sento che questa città mi sta rapendo letteralmente l'anima. Una piccola Parigi, con ristoranti che ammiccano e blandiscono coi loro menu esotici, i musei tra i più belli del mondo e una Biblionteca nazionale che balugina al sole. Mi sento strappare l'anima.
 Voglio vivere qui!. Voglio respirare quest'aria mista a cultura, perdermi tra le formelle di terracotta dei palazzi, le strade lastricate e ampie. Voglio vivere qui, e poi a Parigi, Londra, New York, in ogni città d'Europa, del mondo. Voglio vivere ovunque.
 E ancora incantata dalla pacata sontuosità  delle vie, mi ritrovo in un luogo. Pare uscito dalla mia fantasia, dritto dritto dai miei sogni. Ci entro, lo osservo, mi ambiento, lo sento mio.







 Au revoir, Circolo dei lettori. Non ho ancora perso le speranze.

(-46; determinazione: uggiosa; umore: instabile; obiettivo: allargare gli orizzonti; risultato: dita incrociate)

venerdì 27 settembre 2013

V.I.P.

Caro Diario,
 i giorni passano, ma le forti emozioni restano.
 Martedì vado a Milano. Prendo il mio treno, incontro un'amica e, chiacchierando, ci spostiamo verso corso Buenos Aires. Qui, al numero 52, siamo attese per un evento particolarissimo: l'inaugurazione del nuovo flagship store della Bassetti e la presentazione della nuova collezione disegnata da Kate Neckel, un'artista newyorkese simpaticissima e con molto talento. Entriamo e veniamo accolte come fossimo vip, e in un certo modo lo siamo: CasaFacile ha organizzato per noi e per le altre lettrici qualcosa di unico, disegnare con Kate!
 Tutte sui tavoli, ognuna con la sua federa bianca davanti, ascoltiamo Kate che racconta di affidarsi alla fantasia per esprimere in libertà la gioia di disegnare qualcosa di unico. Inizia con delle onde, perché ama il mare - è nata a Miami e vive a Manhattan, un'isola.
 L'osserviamo mentre disegna, poi, impugniamo un pennarello e ci abbandoniamo alle nostre fantasie.
 Mi piace disegnare. Fin da piccola disegno case, giardini, alberi, fiori, castelli, li riempio di piccoli particolari e mi lascio cullare da una piacevole sensazione, come fosse una grande carezza che mi avvolge. Mi sento beata, mentre disegno i miei piccoli mondi.


 E così, oltre a fare un giro a Milano (amata Milano), oltre a rivedere delle carissime amiche e incontrarne di nuove, oltre a sentirmi privilegiata per questa occasione unica, riscopro anche l'intenso piacere di disegnare e mi diverto come una matta.
 Ancora una volta, grazie CF.

(-99? argh! determinazione: così così; umore: opaco; obiettivo: mantenere vive le emozioni; risultato: ottenuto)

lunedì 23 settembre 2013

Sospiro a quattro ruote

Caro Diario,
 passano i giorni ma non le immagini, i pensieri, i sospiri, il desiderio.
 E' quasi un innamoramento, di quelli tosti e disperati, per cui ti struggi da mane a sera, chiedendoti come "come?!" coronare il tuo sogno d'amore.
 Sospiro. Son tre giorni che sospiro. Tutto inizia con venerdì, quando decidiamo di regalarci un giorno di vacanza a immaginare le nostre future vacanze. Tra caravan e camper, al Salone del Camper di Parma.


 Il camper riassume perfettamente l'idea che ho della vita: l'eterno duello tra gli opposti dissolto in una convivenza pacifica. In questo caso, il calore del nido e assieme la libertà del viaggio.
 Mai stata in vacanza in camper, sempre sognato di averne uno, fin da bambina: l'unico giocattolo per cui resto appiccicata alla vetrina ogni giorno è un piccolo camper blu con particolari rossi. Mi ci vedo a vivere con serenità e in completa libertà.
 Poi cresco e il lavoro che scelgo mi porta a essere una raminga: il lunedì in un posto, il giovedì già in movimento, il venerdì un punto di domanda. Pranzi passati su panchine ghiacciate o roventi, panini freddi, yogurt caldi, code interminabili in macchina per rincasare. Ci vorrebbe proprio un camper: vivere sul posto di lavoro stando a casa, con tutti i confort a portata di mano. 
 Poi mi capita di cambiare lavoro e di acquistare una casa senza rotelle. Ma sposo un uomo che ha il mio stesso anelito di libertà, per cui le vacanze non sono stanziali, ma un viaggio continuo per andare sempre più in là, per curiosare oltre, per assaggiare l'aria diversa. Ma quando la famiglia s'allarga, la moto non è sufficiente. Dove lo mettiamo il Baldo? Il bauletto oversize che potrebbe ospitarlo non è omologato...
 E così ci ritroviamo qui, a Parma. Già il parcheggio è una gioia per gli occhi: camper veri e vivi a profusione, occasioni esposte sulla strada sterrata, il profumo pungente del caffè - così inusuale in mezzo ai veicoli.
 Una giornata a: 
entrare e uscire da caravan e camper;
salire e scendere dagli scalini; 
aprire ante, cassetti, stipetti; 
curiosare in bagno e nel frigorifero; 
abbassare e alzare letti a ribalta; 
arrampicarmi sui letti e infilarmi nei garage; 
calcolare se la moto può entrare nel garage; 
provare la comodità di guida; 
aprire e chiudere porte scorrevoli (o quasi) di camere e docce; 
ruotare wc e spostare a destra e a sinistra lavandini.

 Ma, soprattutto, sedermi sulla dinette, guardarmi attorno e immaginare di: 
pitturare il legno di bianco,
ricoprire i sedili con stoffe colorate,
riempire di cuscini ogni superficie morbida,
aggiungere una carta da parati per mimetizzare la porta del bagno, 
cambiare i lampadari moderni a led con classiche lampadine a bulbo,
organizzare la dispensa,
riporre nei pensili le stoviglie di Rice,
sostituire la tenda a soffietto della camera con una tenda di perline colorate,
preparare la cuccia del Baldo,
eccetera,
eccetera,
moltiplicato mille.

 Qui ci vuole un altro gran sospiro. E mentre sospiro ancora (in questo preciso momento), mi chiedo se per noi sia meglio:
- una caravan
pro: praticamente un mini-appartamento con camera matrimoniale, living, angolo cucina e bagnetto; costi contenuti d'acquisto e di manutenzione; possibilità di spostarsi solo con la macchina per qualsiasi motivo (cena in centro città, spesa al volo in un negozietto, ...)
contro: si viaggia in macchina e non "in casa"; c'è bisogno di una macchina sostenuta (Pagnottella 'un je la fa); potrebbe essere necessaria una patente superiore

- un camper
pro: si viaggia "in casa"; basta la patente B; un grande garage;
contro: gli spazi sono più a incastro; letto troppo alto; costi sostenuti d'acquisto e di manutenzione; ci si deve spostare con tutta la "casa", sbaraccando veranda, tavoli, bbq, per qualsiasi motivo (vedi sopra)
 Ma, mio Caro Diario, non mi dispero. Abbiamo così taaaanto tempo davanti a noi per raccogliere testimonianze di caravanisti e camperisti, provare l'una e l'altro, e infine decidere.

Airstream: unico, enorme, assoluto sospiro. Colmo di cibo, poi, lo amo ancor di più.

(-103; determinazione: sviata; umore: solare; obiettivo: sognare; risultato: ottenuto; numero di volte che scrivo "sospiro": 6)

venerdì 25 gennaio 2013

Galaverna

Caro Diario,
 oggi niente ginnastica.
 No, non sto venendo meno ai miei propositi: non ho bisogno di esercizi, perché i muscoli son già belli allenati. Come? Passeggiando nel bosco.
 No, non sono nemmeno ammattita tutto d'un colpo: per raggiungere il luogo dell'appuntamento di stamane o percorro la Strada Dell'Incidente (giammai) o trovo una soluzione meno ansiogena.
Quindi, circumnavigo la Strada Dell'Incidente passando per il bosco.Una soluzione comunque preoccupante - fiabe e fantasy ne raccontano di tutti i colori, dei boschi.
 In ogni caso, scendo dal centro del paese verso il cimitero; l'aria punge dal freddo, si scalda solo a contatto coi raggi di sole, che oggi splende alto - per fortuna. Costeggio il cimitero e salgo sulla stradina che s'inerpica a sinistra. E incomincio a guardarmi attorno.
 Un luccichio cattura la mia attenzione: il sole che scappa dietro gli alberi fa il solletico alle foglie ghiacciate, la galaverna risponde sventolando un nastro di scintillii.
 Là in cima alla strada, un ceppo m'invita a sedermi per prender fiato; ma io proseguo, potrebbe essere il trono di uno gnomo.
 E poi, dietro a quella curva, il sipario di alberi si apre su un prato assolato e ritorno alla realtà: ecco la casa, la meta del mio breve e sorprendente viaggio.

Il sole che fa il solletico




La galaverna scintillante

Il trono dello gnomo



Il sipario si apre

 (-302; determinazione: altissima; umore: scintillante; obiettivo: ginnastica; risultato: ottenuto)
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