Caro Diario,
ti ricordi le corse in bicicletta?
Sono cinque o sei bambini, io salgo in macchina e loro scendono in bici.
Il primo che incontro, avanti di qualche metro, a testa china, il sorriso che divora il cielo, le gote rosse e le stelle negli occhi.
Gli altri dietro, ognuno col suo stile, con le sciarpe avvolte o appese per caso, il vento li spinge da dietro, la fretta e le urla.
Chissà cosa pensa il primo bambino?
Forse alle forme e ai colori che rotolano ai lati del campo visivo, all'aria che forma un tunnel al neon, alla gioia totale, alla voglia di volare.
Sorrido forte e con un filo di acidula nostalgia penso che vorrei aver l'audacia di divertirmi talmente tanto da riempir di stelle gli occhi e divorare il cielo col sorriso.
(Vissuto e scritto in tempi sereni.)
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mercoledì 18 marzo 2020
mercoledì 12 settembre 2018
Piovono consigli (preferirei la pioggia)
Caro Diario,
vuoi un consiglio? Nemmeno io.
Esistono persone specializzate: mi piacerebbe tanto capire che cosa le spinge a distribuire consigli non richiesti. Non sempre, neh?, ma a volte mi piacerebbe.
C’è un immenso abisso tra il bisogno di sfogarsi e la richiesta di un consiglio. Di solito il primo è espresso con una frase che termina con grandi punti esclamativi neri, la seconda con una frase che finisce con un punto interrogativo supplicante.
Se la gente ascoltasse con attenzione, se ne potrebbe anche accorgere.
Anche perché i consigli dati da costoro non c’entrano nulla con la persona cui sono regalati. Pillole di saggezza (ehm) davvero poco empatiche. Molto compiaciute di se stesse, però.
Tipo: “Hai un problema? Ti elargisco un consiglio! Anzi, di più: ti elargisco il consiglio che vorrei tanto ricevere se avessi il tuo problema. Perché, di problemi, io non ne ho (leggi: preferisco pensare di non averne), ma di consigli tantissimi”.
Perché è chiaro, no? Queste persone così sagge, le cui tasche traboccano di consigli fantastici, in realtà di te non sanno nulla – e manco interessa loro approfondire la questione. Non conoscono se stesse, perché mai dovrebbero sforzarsi a conoscere gli altri?
Allora, mi chiedo e mi domando: se tali persone non sanno chi sono, come vivo, perché ho quel problema (di cui mi stavo solo sfogando e non cercando La Soluzione Madre – a quello ci penso io, che mi conosco abbastanza), come fanno ad azzeccare il consiglio giusto per me?
Risposta: non ci azzeccano, però danno mostra di molta saggezza. E, si sa, la saggezza nobilita.
P.S. Ogni tanto ci casco, e do consigli. Non mi trovo molto a mio agio, né quando son richiesti (pur mettendomi nei panni altrui, è la mia testa che ragiona), né quando non son richiesti. Ebbene, sì, do consigli non richiesti: capita poche volte, solo se qualcosa m’appassiona o tengo particolarmente a una persona. Poi me ne pento e giuro di non farlo più. Mi vuoi bene lo stesso?
vuoi un consiglio? Nemmeno io.
Esistono persone specializzate: mi piacerebbe tanto capire che cosa le spinge a distribuire consigli non richiesti. Non sempre, neh?, ma a volte mi piacerebbe.
C’è un immenso abisso tra il bisogno di sfogarsi e la richiesta di un consiglio. Di solito il primo è espresso con una frase che termina con grandi punti esclamativi neri, la seconda con una frase che finisce con un punto interrogativo supplicante.
Se la gente ascoltasse con attenzione, se ne potrebbe anche accorgere.
Anche perché i consigli dati da costoro non c’entrano nulla con la persona cui sono regalati. Pillole di saggezza (ehm) davvero poco empatiche. Molto compiaciute di se stesse, però.
Tipo: “Hai un problema? Ti elargisco un consiglio! Anzi, di più: ti elargisco il consiglio che vorrei tanto ricevere se avessi il tuo problema. Perché, di problemi, io non ne ho (leggi: preferisco pensare di non averne), ma di consigli tantissimi”.
Perché è chiaro, no? Queste persone così sagge, le cui tasche traboccano di consigli fantastici, in realtà di te non sanno nulla – e manco interessa loro approfondire la questione. Non conoscono se stesse, perché mai dovrebbero sforzarsi a conoscere gli altri?
Allora, mi chiedo e mi domando: se tali persone non sanno chi sono, come vivo, perché ho quel problema (di cui mi stavo solo sfogando e non cercando La Soluzione Madre – a quello ci penso io, che mi conosco abbastanza), come fanno ad azzeccare il consiglio giusto per me?
Risposta: non ci azzeccano, però danno mostra di molta saggezza. E, si sa, la saggezza nobilita.
P.S. Ogni tanto ci casco, e do consigli. Non mi trovo molto a mio agio, né quando son richiesti (pur mettendomi nei panni altrui, è la mia testa che ragiona), né quando non son richiesti. Ebbene, sì, do consigli non richiesti: capita poche volte, solo se qualcosa m’appassiona o tengo particolarmente a una persona. Poi me ne pento e giuro di non farlo più. Mi vuoi bene lo stesso?
giovedì 14 giugno 2018
Una visione calda come la cioccolata
Caro Diario,
ho una visione.
Si fa ogni giorno più vivida e prorompente, ormai fatico a tenerla al riparo nel cassetto.
Mi vedo che esco di casa, chiudo il portone di legno e ottone, mi avvio per le strade con le falde dei pantaloni che svolazzano e un sorriso beato in volto.
A tracolla la mia borsa di pelle, dentro il mio piccolo mondo: un quaderno, un astuccio, una scatolina di liquerizia, il rossetto.
Mi dirigo con passo spedito in fondo all'isolato: assaporo il profumo di pane caldo, ascolto scie di discorsi, attraverso il mercato rionale, indugio davanti ai colori dei fiori, mi fermo alla vetrina d'angolo, svolto a destra e ci sono.
Mi siedo a un tavolino assolato e accavallo le gambe.
Arriva il cameriere e ordino una cioccolata e uncornetto: fa caldo, ma la cioccolata mi aiuta.
Estraggo dalla borsa il quaderno, la penna preferita e inizio a scrivere.
mercoledì 30 maggio 2018
La libertà e il rispetto
Caro Diario,
sto respirando profondamente.
C’e un detto che amo e seguo con coscienza: “La mia libertà finisce dove inizia la tua”. È un concentrato di rispetto e attenzione che sarebbe meglio se fosse reciproco. A me, la mancanza di rispetto e attenzione, manda in bestia.
Che cosa spinge alcune persone a non curarsi dei bisogni e dei desideri di altre persone?
L’ignoranza, nel senso proprio che ignorano i bisogni e i desideri altrui - anche se, magari, basterebbe mettersi nei loro panni...?
La superficialità, che spinge a misurare la vita degli altri con il proprio metro?
La presunzione, nel senso che presumono di averne un giusto motivo?
Un bene superiore - non ben identificato?
Non lo so.
sto respirando profondamente.
C’e un detto che amo e seguo con coscienza: “La mia libertà finisce dove inizia la tua”. È un concentrato di rispetto e attenzione che sarebbe meglio se fosse reciproco. A me, la mancanza di rispetto e attenzione, manda in bestia.
Che cosa spinge alcune persone a non curarsi dei bisogni e dei desideri di altre persone?
L’ignoranza, nel senso proprio che ignorano i bisogni e i desideri altrui - anche se, magari, basterebbe mettersi nei loro panni...?
La superficialità, che spinge a misurare la vita degli altri con il proprio metro?
La presunzione, nel senso che presumono di averne un giusto motivo?
Un bene superiore - non ben identificato?
Non lo so.
venerdì 9 marzo 2018
Com’è la tua vita?
Caro Diario,
com’è la tua vita?
Te lo chiedo perché sto svolgendo un’indagine di mercato: “Com’è la tua vita? Ti assomiglia? Brilla?”. Lo chiedo a me e alle persone che incontro.
Trovo le risposte nelle pieghe del volto, negli angoli degli occhi, nelle unghie delle mani. Nel tono di voce, nei sorrisi più o meno convinti, nelle lacrime appese alle ciglia e subito asciugate. Nella concentrazione, nella dedizione, nella costanza e nella resa.
Forse preferirei non pensarci, a com’è la mia vita, ma in questo giorno mi vien spontaneo. Quando muore una persona con cui si è condiviso del tempo, vien spontaneo chiederselo.
È quel che viene dopo, più difficile da gestire. Perché, se la vita non mi assomiglia, se non brilla, se non è come vorrei che fosse, che cosa faccio?
com’è la tua vita?
Te lo chiedo perché sto svolgendo un’indagine di mercato: “Com’è la tua vita? Ti assomiglia? Brilla?”. Lo chiedo a me e alle persone che incontro.
Trovo le risposte nelle pieghe del volto, negli angoli degli occhi, nelle unghie delle mani. Nel tono di voce, nei sorrisi più o meno convinti, nelle lacrime appese alle ciglia e subito asciugate. Nella concentrazione, nella dedizione, nella costanza e nella resa.
Forse preferirei non pensarci, a com’è la mia vita, ma in questo giorno mi vien spontaneo. Quando muore una persona con cui si è condiviso del tempo, vien spontaneo chiederselo.
È quel che viene dopo, più difficile da gestire. Perché, se la vita non mi assomiglia, se non brilla, se non è come vorrei che fosse, che cosa faccio?
mercoledì 9 agosto 2017
La spensieratezza
Caro Diario,
luglio finisce senza che me ne accorga.
Questa estate mi pesa più che mai: zero vacanza, zero riposo, zero spensieratezza.
In questi 40+ anni sono così poche volte spensierata, da ricordarmi con esattezza ogni singolo episodio. Non sono ricordi, sono pietre preziose e rare.
O sono io o sono le circostanze o sono entrambe le cose, non so.
So per certo che senza pensieri (voglio fare di più, voglio essere di più, voglio avere di più) e senza preoccupazioni (perché, quando, come, dove, che cosa, chi) non riesco a stare.
So per certo che senza pensieri (voglio fare di più, voglio essere di più, voglio avere di più) e senza preoccupazioni (perché, quando, come, dove, che cosa, chi) non riesco a stare.
È la vita dell'adulto, immagino. Il senso di responsabilità più o meno volente; le regole della società - anche. Ché le regole sono una gran bella cosa: le comprendi, le accetti, le segui e vivi spensieratamente! Se le regole, però, sono matte, la testa si riempie di preoccupazioni, la dispensa di cioccolato e il girovita di ciccia.
Dico, la spensieratezza...
Sogno un futuro prossimo di giorni divisi equamente tra adultità (l'essenza dell'essere adulti) e spensieratezza, ore notturne escluse (ma solo perché dormo!).
mercoledì 19 luglio 2017
Rinunce? No, grazie!
Caro Diario,
non so rinunciare.
Da anni, eoni, decenni (ebbene, sì, a 40+ posso dirlo) sono sicura di una cosa: io non rinuncio.
Non rinuncio alla vita in città, non rinuncio agli studi all'estero, non rinuncio al mio primo amore-lavoro, non rinuncio a mille nuovi corsi interessanti.
Io non so rinunciare: so scegliere.
Scelgo di non fare tutte quelle cose perché, in fondo, non mi va di farle.
Non rinuncio mai a nulla e mai potrò dare colpa al caso, ad alcuno, ad alcunché: scelgo sempre con conscienza di agire o non agire.
non so rinunciare.
Da anni, eoni, decenni (ebbene, sì, a 40+ posso dirlo) sono sicura di una cosa: io non rinuncio.
Non rinuncio alla vita in città, non rinuncio agli studi all'estero, non rinuncio al mio primo amore-lavoro, non rinuncio a mille nuovi corsi interessanti.
Io non so rinunciare: so scegliere.
Scelgo di non fare tutte quelle cose perché, in fondo, non mi va di farle.
Non rinuncio mai a nulla e mai potrò dare colpa al caso, ad alcuno, ad alcunché: scelgo sempre con conscienza di agire o non agire.
mercoledì 12 aprile 2017
Sogni, desideri e bisogni: davvero chi si accontenta gode?
Caro Diario,
ogni tanto mi pongo delle domande esistenziali.
Per esempio: ma davvero chi si accontenta gode? Gioire delle piccole cose, è così salutare? A volte mi sembra un nobile pretesto per distogliere l'attenzione da ciò che davvero conta.
Accontentarmi non mi piace. Accetto con coscienza quel che non posso cambiare e mi adatto al cambiamento per poter trarne il meglio. ma la mia attitudine è cercare qualcosa che è più avanti di me. Sono contenta e soddisfatta di ciò che ho e che sono e che faccio, ma ho da sempre dentro di me una spinta che mi pungola ad andare oltre. Non ne soffro, non vivo male, ma a volte mi affatica.
E poi, di che cosa ci si accontenta? Di sognare invece di fare? Di desiderare invece di avere? Di sentire il profumo d'arrosto invece di assaporarne il sapore succulento?
Ho fatto un'indagine di mercato. Pare che la gente associ al verbo accontentarsi la felicità delle (solite) piccole cose, i sogni e i desideri.
È bello godere di quel che si ha, si è e si fa - una sensazione molto appagante: Essere contenti delle proprie scelte è uno dei fondamenti della vita. Oltre ai desideri e ai sogni, però, ci sono anche i bisogni!
Mumble, mumble.
Dopo attente riflessioni, ecco la mia risposta: non sono i sogni o i desideri irrealizzati, ma i bisogni non soddisfatti a farmi dire "mi accontento".
E tra i bisogni (quelli veri, tipo la salute) c'è anche crescere come persona: per me è un viaggio continuo e tortuoso, spiacevole e piacevole, doveroso sempre e sempre entusiasmante.
Le cose belle che ci accadono e che abbiamo, come la persona che siamo e le azioni che compiamo, sono frutto delle nostre scelte: è giusto e doveroso come esseri viventi riconoscerne la bellezza e gioirne. Ed è altrettanto giusto e doveroso come esseri viventi accorgersi di poter migliorare, non arrendersi e non accontentarsi di quel che possiamo cambiare.
Altrimenti, a che cosa serve vivere?
ogni tanto mi pongo delle domande esistenziali.
Per esempio: ma davvero chi si accontenta gode? Gioire delle piccole cose, è così salutare? A volte mi sembra un nobile pretesto per distogliere l'attenzione da ciò che davvero conta.
Accontentarmi non mi piace. Accetto con coscienza quel che non posso cambiare e mi adatto al cambiamento per poter trarne il meglio. ma la mia attitudine è cercare qualcosa che è più avanti di me. Sono contenta e soddisfatta di ciò che ho e che sono e che faccio, ma ho da sempre dentro di me una spinta che mi pungola ad andare oltre. Non ne soffro, non vivo male, ma a volte mi affatica.
E poi, di che cosa ci si accontenta? Di sognare invece di fare? Di desiderare invece di avere? Di sentire il profumo d'arrosto invece di assaporarne il sapore succulento?
Ho fatto un'indagine di mercato. Pare che la gente associ al verbo accontentarsi la felicità delle (solite) piccole cose, i sogni e i desideri.
È bello godere di quel che si ha, si è e si fa - una sensazione molto appagante: Essere contenti delle proprie scelte è uno dei fondamenti della vita. Oltre ai desideri e ai sogni, però, ci sono anche i bisogni!
Mumble, mumble.
Dopo attente riflessioni, ecco la mia risposta: non sono i sogni o i desideri irrealizzati, ma i bisogni non soddisfatti a farmi dire "mi accontento".
E tra i bisogni (quelli veri, tipo la salute) c'è anche crescere come persona: per me è un viaggio continuo e tortuoso, spiacevole e piacevole, doveroso sempre e sempre entusiasmante.
Le cose belle che ci accadono e che abbiamo, come la persona che siamo e le azioni che compiamo, sono frutto delle nostre scelte: è giusto e doveroso come esseri viventi riconoscerne la bellezza e gioirne. Ed è altrettanto giusto e doveroso come esseri viventi accorgersi di poter migliorare, non arrendersi e non accontentarsi di quel che possiamo cambiare.
Altrimenti, a che cosa serve vivere?
mercoledì 29 marzo 2017
Ode al bidè
Caro Diario,
ho un dubbio atroce.
Mi piace seguire trasmissioni televisive che hanno a che fare con le case: ristrutturazioni, vendite, acquisti, case piccole, grandi, su ruote, di legno, in riva al mare, in cima ai monti. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con le case.
Sono trasmissioni per lo più americane e gli americani nelle loro case non contemplano il bidè.
Zero bidè. Che cos'è il bidè? Boh, non lo sanno. Non lo sanno??? Ohibò.
Poi mi guardo attorno e scopro che questa moda del no-bidè si sta diffondendo anche in Italia.
Ristrutturiamo il bagno? Via il bidè! Meglio far spazio a un mobile in più, per contenere centomila cianfrusaglie di sicuro utilissime, altro che il bidè.
D'altronde, a che cosa serve il bidè?
Se non sai rispondere, non sei più mio amico.
E il dubbio, caro Diario, sorge spontaneo: chi elimina il bidè soffre di stipsi olimpionica o è un ammiratore di Tarzan?
ho un dubbio atroce.
Mi piace seguire trasmissioni televisive che hanno a che fare con le case: ristrutturazioni, vendite, acquisti, case piccole, grandi, su ruote, di legno, in riva al mare, in cima ai monti. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con le case.
Sono trasmissioni per lo più americane e gli americani nelle loro case non contemplano il bidè.
Zero bidè. Che cos'è il bidè? Boh, non lo sanno. Non lo sanno??? Ohibò.
Poi mi guardo attorno e scopro che questa moda del no-bidè si sta diffondendo anche in Italia.
Ristrutturiamo il bagno? Via il bidè! Meglio far spazio a un mobile in più, per contenere centomila cianfrusaglie di sicuro utilissime, altro che il bidè.
D'altronde, a che cosa serve il bidè?
Se non sai rispondere, non sei più mio amico.
E il dubbio, caro Diario, sorge spontaneo: chi elimina il bidè soffre di stipsi olimpionica o è un ammiratore di Tarzan?
mercoledì 15 marzo 2017
Confesso, voglio diventare ricca
Caro Diario,
Ricca, perché se è vero che i soldi non danno la felicità, è pur vero che evitano il logorio.
Il logorio di chi ogni giorno fa i conti per arrivare a fine mese senza lasciare penne e piume sparse ovunque.
voglio diventare ricca.
Non sono povera e non mi manca nulla, ma voglio diventare ricca.
Non sono povera e non mi manca nulla, ma voglio diventare ricca.
Ricca, perché se è vero che i soldi non danno la felicità, è pur vero che evitano il logorio.
Il logorio di chi ogni giorno fa i conti per arrivare a fine mese senza lasciare penne e piume sparse ovunque.
Il logorio di chi fa scelte meno felici, pur di far più felice il portafoglio.
Il logorio di chi è talmente abituato a rinunciare a soddisfare i propri bisogni (bisogni, non capricci), da non sentire nemmeno più il nodo in pancia.
Il logorio di chi si sente dire di gioire delle piccole cose da persone che gioiscono di tante piccole cose quante gliene permettono il portafoglio senza fondo.
Il logorio della mascella serrata, per non rispondere brutalmente a chi dice che non sa che cosa farsene dei soldi.
Il logorio di chi è talmente abituato a rinunciare a soddisfare i propri bisogni (bisogni, non capricci), da non sentire nemmeno più il nodo in pancia.
Il logorio di chi si sente dire di gioire delle piccole cose da persone che gioiscono di tante piccole cose quante gliene permettono il portafoglio senza fondo.
Il logorio della mascella serrata, per non rispondere brutalmente a chi dice che non sa che cosa farsene dei soldi.
Non mi manca nulla: una casa, un'automobile, una moto, tanti libri, una dispensa e un frigorifero mai vuoti, vestiti quanto basta. Eppure.
Voglio avere quella sicurezza rassicurante di un maniero di pietra: anche se scosso da venti di bufera improvvisi, si regge in piedi e sventola il suo vessillo senza timore.
mercoledì 8 febbraio 2017
La delusione l'è una bruta roba
Caro Diario,
Una volta mi dicono d'esser delusi di me - me lo dice una tipa che non perde un secondo del suo tempo ad ascoltarmi davvero. Un'altra volta mi chiedono se sono delusa di loro - risponderei che sono ben altro che delusa, ma ripiego sulla risposta più facile (da accettare) e dico sì. Queste le mie esperienze dirette.
Sono stufa della delusione altrui. Sono stufa delle persone deluse dal comportamento di altre persone; come dire: "Mi aspetto che tu sia un certo tipo di persona; se non lo sei, mi deludi".
sono stufa della delusione.
Non della mia delusione (non è un sentimento tra i più gettonati da queste parti), sono stufa della delusione altrui.
La delusione presume un'aspettativa e io mi aspetto poche cose, piuttosto le vivo. Di sicuro non mi aspetto alcunché dalle persone che incontro, preferisco conoscerle e scoprire se può esserci uno scambio reciproco.
Ecco, sì, sono delusa dal maltempo, quando aspetto da sei giorni la gita in moto della domenica e poi piove. Ma non sono delusa da avvenimenti che posso in una qualche maniera controllare: se non vanno come desidero, c'è sempre un motivo - mio.
Una volta mi dicono d'esser delusi di me - me lo dice una tipa che non perde un secondo del suo tempo ad ascoltarmi davvero. Un'altra volta mi chiedono se sono delusa di loro - risponderei che sono ben altro che delusa, ma ripiego sulla risposta più facile (da accettare) e dico sì. Queste le mie esperienze dirette.
Sono stufa della delusione altrui. Sono stufa delle persone deluse dal comportamento di altre persone; come dire: "Mi aspetto che tu sia un certo tipo di persona; se non lo sei, mi deludi".
Lo trovo così presuntuoso, appioppare agli altri le nostre aspettative, senza nemmeno voler perdere tempo a conoscerli, gli altri. Si presume, si spera, ci si aspetta... nel centro di un piccolo regno, come la Regina di Cuori al di là dello specchio.
giovedì 24 novembre 2016
Ehi, son già quattro anni! Come vola il tempo... (e altre banalità)
Caro Diario,
buon compleanno!
A te, che mi conosci ormai da quattro anni e accogli ogni pensiero, desiderio, fatica, successo, sconfitta, risata, paura, sospiro.
A me, che divento ogni giorno più EX.
Quattro anni fa il mio desiderio è: prepararmi fisicamente e psicologicamente al botto degli Anta in trecentosessantacinque giorni.
Come ben sai, non riesco. Impiego molti giorni e molti altri ne impiegherò: ci vuole il tempo giusto per diventare la persona giusta. Nel frattempo l'impresa da disperata diventa dolce.
L'età mi pesa per la sua pignoleria fisica: i segni sulla pelle, la vista allungata, il sonno perduto, la stanchezza in agguato - mi ricordano che la mia vera età è quella anagrafica.
L'età mi piace per la sua lucidità mentale: la pazienza d'aspettare, l'elasticità morbida, la saggezza di una storia imparata, il divertimento fanciullesco - mi ricordano che la mia vera età è quella dell'anima.
Cambiamo e cresciamo assieme, mio Caro Diario. Quindi, tanti auguri a noi ♥
buon compleanno!
A te, che mi conosci ormai da quattro anni e accogli ogni pensiero, desiderio, fatica, successo, sconfitta, risata, paura, sospiro.
A me, che divento ogni giorno più EX.
Quattro anni fa il mio desiderio è: prepararmi fisicamente e psicologicamente al botto degli Anta in trecentosessantacinque giorni.
Come ben sai, non riesco. Impiego molti giorni e molti altri ne impiegherò: ci vuole il tempo giusto per diventare la persona giusta. Nel frattempo l'impresa da disperata diventa dolce.
L'età mi pesa per la sua pignoleria fisica: i segni sulla pelle, la vista allungata, il sonno perduto, la stanchezza in agguato - mi ricordano che la mia vera età è quella anagrafica.
L'età mi piace per la sua lucidità mentale: la pazienza d'aspettare, l'elasticità morbida, la saggezza di una storia imparata, il divertimento fanciullesco - mi ricordano che la mia vera età è quella dell'anima.
Cambiamo e cresciamo assieme, mio Caro Diario. Quindi, tanti auguri a noi ♥
mercoledì 19 ottobre 2016
Il mio regno per una bacchetta magica, diceva. O forse no?
Caro Diario,
ti piacciono le bacchette magiche?
Io ne desidero una da anni. Ogni volta che il marito chiede che cosa desidero per il mio compleanno, la mia risposta è: una bacchetta magica!
Per anni in cima alla lista dei miei desideri c'è sempre lei. Perché, quando ogni aspetto della mia vita si ribalta e le certezze si trasformano in punti di domanda arroncigliati, sento che solo un intervento magico può aiutarmi. "Voglio una bacchetta magica!", urlo a gran voce.
Ma di bacchette magiche nemmeno l'ombra. Pare siano fuori produzione.
Poi, col tempo, ogni aspetto della mia vita ritorna in sé e i punti di domanda si spianano in punti esclamativi. Non penso più alla bacchetta magica. Ora in cima alla lista dei miei desideri c'è un paio di orecchini.
Ma di orecchini nemmeno l'ombra (chissà, magari per il prossimo compleanno?), in compenso mi regalano... una bacchetta magica!
Eccola: è lunga e sottile, azzurra con la punta nera e, al posto della stellina, ha una piccola gomma. Sul corpo è incisa una frase: "Per scrivere parole di saggezza".
Ora capisco. La vera magia si trova nella saggezza e la saggezza si trova nella capacità di vivere pienamente la vita e di trarne sempre insegnamento.
Grazie!
(-35; determinazione: costante; umore: ceruleo; sorriso del giorno: ho la bacchetta magica!; numero di volte che ho scritto: "desidero/desideri": sei; numero di volte che ho scritto "bacchetta magica/bacchette magiche": nove; numero di volta che ho scritto "orecchini": tre - devo rincarare la dose...)
ti piacciono le bacchette magiche?
Io ne desidero una da anni. Ogni volta che il marito chiede che cosa desidero per il mio compleanno, la mia risposta è: una bacchetta magica!
Per anni in cima alla lista dei miei desideri c'è sempre lei. Perché, quando ogni aspetto della mia vita si ribalta e le certezze si trasformano in punti di domanda arroncigliati, sento che solo un intervento magico può aiutarmi. "Voglio una bacchetta magica!", urlo a gran voce.
Ma di bacchette magiche nemmeno l'ombra. Pare siano fuori produzione.
Poi, col tempo, ogni aspetto della mia vita ritorna in sé e i punti di domanda si spianano in punti esclamativi. Non penso più alla bacchetta magica. Ora in cima alla lista dei miei desideri c'è un paio di orecchini.
Ma di orecchini nemmeno l'ombra (chissà, magari per il prossimo compleanno?), in compenso mi regalano... una bacchetta magica!
Eccola: è lunga e sottile, azzurra con la punta nera e, al posto della stellina, ha una piccola gomma. Sul corpo è incisa una frase: "Per scrivere parole di saggezza".
Ora capisco. La vera magia si trova nella saggezza e la saggezza si trova nella capacità di vivere pienamente la vita e di trarne sempre insegnamento.
Grazie!
(-35; determinazione: costante; umore: ceruleo; sorriso del giorno: ho la bacchetta magica!; numero di volte che ho scritto: "desidero/desideri": sei; numero di volte che ho scritto "bacchetta magica/bacchette magiche": nove; numero di volta che ho scritto "orecchini": tre - devo rincarare la dose...)
mercoledì 28 settembre 2016
Bulli e fantasmi
Caro Diario,
voglio sempre sapere il perché delle cose.
Il mondo è una concatenazione di causa e effetto, di azione e reazione: voglio conoscere l'origine delle cose e a volte faccio scoperte inaspettate.
L'altro giorno ne faccio una. Te la racconto.
Ad agosto, come sai, sono in cas-anza: il dottore dice riposo e io mi riposo.
So che i lavori in giardino significano malumori da parte di alcuni vicini (sempre i soliti e sempre per motivi loro personali), ma so anche che durano poco, una settimana o due, perciò fo come al solito: ignoro. Invece, questa volta, i malumori si trasformano in molestie prolungate, con insulti prima e l'aggiunta di derisioni poi.
Gli insulti mi infastidiscono, ma le derisioni provocano in me una reazione diversa: sono costantemente all'erta, evito di uscire in giardino per "scatenarli". Perché la mia reazione cambia?, mi chiedo e indago.
Lo scopro una sera, mentre leggo distrattamente alcune notizie in internet. Un articolo tratta di bullismo e, all'improvviso, ricordo: da bambina sono vittima di bullismo - dai tre ai tredici anni, in continuo, senza sosta. Perché porto gli occhiali, perché ho il naso a patata, perché sono diversa. Niente di violento, per carità, ma solo una continua e costante derisione, senza tregua. Temo le loro derisioni, temo di causare un tormento maggiore se mi ribello. Nessun compagno di classe coraggioso, nessun supporto dagli adulti della scuola, sono sola sotto l'attacco dei bulli. Mi difendo a parole, ma sono ferita e la ferita non riesce mai a rimarginarsi.
Poi, per fortuna, cresco, mi rafforzo e dimentico.
Eppure, quelle ferite scavano nel profondo e mi fanno sentire nei successivi trent'anni insicura, inadeguata, estremamente critica nei miei stessi confronti. Scavano nel profondo un pozzo in cui, questa estate, cado.
Ecco perché la mia reazione cambia: riappare il fantasma del bullismo e le ferite si riaprono.
Ora che conosco l'origine di questo mio malessere, so come reagire. Il bullo è una persona debole mentalmente e fisicamente, ha bisogno di calpestare chi ritiene più forte di sé per ristabilire un proprio equilibrio interiore: la mia indifferenza e la mia forza vitale vaneggeranno ogni sforzo.
(-56 ; determinazione: adamantina; umore: stupefatto; sorriso del giorno: curare me stessa)
lunedì 9 maggio 2016
La sottile differenza tra farcela e fare
Caro Diario,
le cose cambiano e non sono sicura che cambino in meglio.Prendi per esempio l'Alina di dieci anni fa: la frase che mi ripeto spesso è Non ce la faccio. Le cose sono talmente grandi per me, talmente difficili e io sono così sicura di non riuscire a realizzarle, che non le faccio. Non mi ci metto proprio: le archivio tra le cose impossibili e continuo la mia vita - con un senso (quasi) impercettibile di sconfitta condito da un forte profumo di fatalità - se non puoi, non puoi.
Poi qualcosa scatta dentro di me, passo attraverso cerchi di fuoco e divento più duttile, più consapevole delle mie capacità, scopro di potercela fare. A fare cosa? Tutto, tutto quello che mi viene in mente, e forse anche di più. Studio economia (la mia bestia nera) e la capisco, mi laureo in tre anni e svolgo ben tre lavori contemporaneamente (per qualche mese anche quattro): i miei limiti, li sposto più in là e scopro, tra l'altro, che posso scavalcarli - all'occorrenza.
Ce la posso fare. Ce la farò. Ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Perché ogni idea che mi si accende in testa l'archivio tra le cose possibili, in attesa di essere realizzate. Ho liste lunghe pagine e pagine di queste idee; alcune sono già realizzate, altre le realizzerò a breve. Ce la poso fare, ce la faccio. E faccio, faccio tanto. Forse troppo.
Ora prendi l'Alina di oggi: sono stanca. Stanca di questa fioritura spontanea e continua di idee, stanca di sapere di poterle realizzare, stanca di sapere di volerle realizzare, stanca di sapere di realizzarle. Vorrei un anno sabbatico da me stessa.
Sai che cosa mi stanca? Sapere di farcela. Vorrei non dover farcela: vorrei fare, ma non farcela. Sono stanca di dire che ce la farò: so di farcela e so anche quanto mi costerà in termini di energie e di salute (fisica e mentale). Vorrei smettere di dire che ce la farò, vorrei non dover dire Posso farcela. Vorrei semplicemente fare, senza nemmeno pensare di doverlo fare.
(-198; determinazione: stanca; umore: stanco; sorriso del giorno: mi prendo un anno sabbatico?)
mercoledì 30 marzo 2016
C'è chi cerca e c'è chi è in Cerca
Caro Diario,
non sono affetta da amnesia: mi ricordo di te.
Se non ti vengo a trovare spesso è solo per un motivo: sono impegnata in una Cerca.
Una Cerca con la c maiuscola, proprio come quelle di una volta, raccontate dai trovatori o dagli anziani attorno al fuoco. Quelle storie in cui il Destino rapisce delle semplici persone e le trasforma in eroi e eroine; loro abbandonano la vita di sempre e vano in cerca (appunto) di qualcosa di importante, qualcosa di cui il mondo ha bisogno e che solo loro sono in grado di trovare. Destino beffardo.
Ahhh!
Lo senti, il profumo del tempo che fu? La vedi, la polvere dorata sparpagliarsi nell'aria? È una Cerca.
Quindi, se non mi trovi più, se non mi leggi più, se non mi faccio più viva da queste parti, sappi che non dipende da me: è il Destino. Ho così tante novità da raccontarti (l'esperimento funziona, le nuove abitudini pure, ho fatto alcune scoperte e un paio di copertine all'uncinetto di cui vado molto fiera - e infiniti ragionamenti trasversali), ma sono impegnata in qualcosa di grande: la Cerca della Bellezza.
(-238; determinazione: selettiva; umore: pacifico; sorriso del giorno: la Cerca della Bellezza)
lunedì 16 novembre 2015
E le grandi cose?
Caro Diario,
È vero, la vita è fatta di piccole cose, le gioie quotidiane, quelle che talvolta diamo per scontate e non riconosciamo più.
la vita è una questione di dimensioni.
L'altro giorno una mia cara amica si chiede se le piccole gioie quotidiane in realtà non siano un placebo per curare la rinuncia a qualcosa di grande.
L'altro giorno una mia cara amica si chiede se le piccole gioie quotidiane in realtà non siano un placebo per curare la rinuncia a qualcosa di grande.
È vero, la vita è fatta di piccole cose, le gioie quotidiane, quelle che talvolta diamo per scontate e non riconosciamo più.
Si dice che sia felice e soddisfatto chi sa gioirne. La sua vita è piena e densa di significato.
Ci credo anch'io. Le piccole cose son quelle che ti fanno sorridere e accendono le giornate di piccoli bagliori.
Ci credo per lungo tempo, ho bisogno di crederci.
Ma a un certo punto mi ribello. Eccheccacchien, e le grandi cose? Dove sono? Tra le mani e negli occhi degli altri?
Ma a un certo punto mi ribello. Eccheccacchien, e le grandi cose? Dove sono? Tra le mani e negli occhi degli altri?
Sono convinta che le piccole cose siano un ottimo substrato per crescere le grandi cose. Le piccole gioie danno sicurezza, ma sono le grandi gioie a dare un senso alla vita nella sua interezza - e non solo nel quotidiano. Alimentano la nostra anima. Ci fanno aprire la bocca in un ohhh e accendono le giornate di luci brillanti.
Non mi accontento più delle piccole cose, ora voglio le grandi.
mercoledì 11 novembre 2015
San Martino
Caro Diario,
Facciamo San Martino?
A occhio e croce, buttando uno sguardo in casa, si direbbe di si...
Vorrei, dovrei, potrei.
Voglio andarmene via. Non son nata per vivere in un piccolo paese (idea accarezzata solo tra luglio e agosto del 1981), ho bisogno di vastità, di scelta, di bellezza, di gente sconosciuta. Di trasporti pubblici frequenti e funzionanti.
Ho otto anni e immagino che da grande sarò un'archeologa molto impegnata a scavare e a viaggiare in giro per il mondo. Ho diciassette anni e immagino che da grande vivrò cinque anni a Londra, cinque a Parigi, cinque a Roma, cinque a New York, eccetera. Ho ventitré anni e immagino che da grande vivrò in città e viaggerò molto. Ho ventinove anni e immagino che l'anno prossimo sarò negli Stati Uniti d'America per studire i resti delle antiche civiltà del nord. Ho Q+, sono grande, ho un lavoro sedentario e immagino che tra poco affitterò casa, comprerò un camper e me ne andrò in giro per l'Europa e ovunque mi porti.
Mi dicono che è un sogno accarezzato da molti, soprattutto a quota Q. Io vorrei:
- regalarmi un anno sabbatico
- cambiare prospettiva spesso e volentieri
- parlare lingue diverse dalle mie
- sperimentare nuove abitudini
- fare incontri memorabili
- innamorarmi di luoghi per me ancora sconosciuti
- riconoscere strade e paesaggi
- ascoltare le onde del mare a colazione
- ascoltare il traffico cittadino a cena
- osservare coi miei occhi e spegnere Internet
- coltivare le emozioni e scrivere
(-19; determinazione: sopita; umore: speranzoso; sorriso del giorno: si fa San Martino!)
lunedì 31 agosto 2015
Consiglio spassionato per autisti prudenti
Caro Diario,
oggi voglio dare un consiglio spassionato a chi, come me, è un autista prudente.
Autista prudente è un eufemismo. Sto parlando di chi è al volante della propria macchina e raggiunge con difficoltà i settanta chilometri orari. Di norma segue tutte le indicazioni dei limiti di velocità: ovunque e in qualsiasi stagione. Anzi: se trova limiti di velocità troppo elevati, li ignora bellamente e rimane sui suoi 50 (esagerando 60) km/h.
Ecco, sto per dare un consiglio spassionato proprio a questo tipo di gente. Non c'entra l'età, né il sesso, né la fede religiosa/politica, né la visione del mondo: qualsiasi sia la sua motivazione edificante, questa persona è un automobilista prudente e come tale va rispettato.
Autisti prudenti di tutto il mondo uniamoci e facciamo rimbombare le strade di muisca assordante! Con lentezza, estrema lentezza.
(-1; determinazione: in ripresa; umore: buono; sorriso del giorno: lento con brio!)
lunedì 17 agosto 2015
La musica mi fa correre
Caro Diario,
la musica è strana.
Mi piace lavorare nel silenzio. Le parole, mentre le scrivo, risuonano nella mia testa come una melodia. Una melodia che compongo con piacere e passione: mi piace il suono delle parole, trovare l'accostamento giusto, armonizzare la durata, trascrivere col ritmo le emozioni provate.
Le parole scritte sono l'espressione del mio animo. Impiego anni per accorgermene e prenderne coscienza.
Eppure a volte ho bisogno di musica: musica forte, che mi trascina nel vortice e mi fa rimbalzare il cuore! Musica delicata, quasi un sussurro, per ritrovare la serenità. Musica ritmata, coinvolgente come un tango argentino in mezzo a una folla di curiosi!
Non ho un genere preferito, i miei cantanti del cuore son ancora quelli da ragazzina: non seguo la radio, non sono aggiornata. E poi ho un difetto: delle canzoni non ascolto le parole, ma solo la melodia - per me la voce è solo un altro strumento.
Da piccola, la musica ascoltata in macchina durante la gita domenicale in città mi fa uno strano effetto: guardo fuori dal finestrino seduta al mio posto, ma non sono lì - in realtà corro veloce nei campi a fianco dell'automobile. Corro a una velocità incredibile, mi lascio alle spalle il senso di impotenza, corro libera, forte, felice, con grinta e determinazione. Corro per la gioia di correre e fendere l'aria col mio corpo, le braccia che si alternano avanti e indietro, i piedi che quasi sfiorano la terra. Corro, corro, sempre più avanti, sempre oltre, senza sentire fatica, ma solo il battito del mio cuore che pompa all'unisono con la musica...
Oggi ho chiuso gli occhi. I vicini di casa sono soliti dialogare (ehm) alzando la voce, lavorare diventa difficile. Allora accendo la musica, alzo il volume, mi appoggio allo schienale della sedia e ascolto. E quando una canzone riesce a toccare le corde giuste, chiudo gli occhi e sono ancora là fuori a correre nel vento.
(-14; determinazione: resistente; umore: sorridente; sorriso del giorno: musica a palla!)
(-14; determinazione: resistente; umore: sorridente; sorriso del giorno: musica a palla!)
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