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mercoledì 22 agosto 2018

Fuori programma. In bagno

Caro Diario,
  ti piacciono i fuori programma? Dipende.

  Sto per raccontartene uno che mi piace moltissimo.
  Come sai, casa nostra non finisce mai. La lista delle cose da fare si allunga sempre, come per un incantesimo maligno: accanto alle vecchie voci se ne aggiungono nuove. Ignorarla, a volte, è l’unica strategia possibile.

  Di sicuro sai che, dopo dieci anni delle solite cose, cominciamo a desiderare qualche novità. Nuovi divani in soggiorno, nuovi scaffali nello studio, nuovi colori un po’ dappertutto. Stiamo vivendo una fase di seria semplicità, quel gusto humor-kitch non ci rappresenta più: via pois, stupore e pseudo-originalità. Benvenuto banale, rasserenante bianco.

  Sai anche che ogni estate organizziamo una festa con amici e parenti. L’occasione migliore per fare il punto della situazione domestica, correre velocemente ai ripari per quel che si può, prendere coscienza della nostra fallibilità di esseri umani.

  È così che, con molto candore, chiedo al marito: «Ce la facciamo a dare una mano di bianco al bagno degli ospiti?» «Certo. Ma a una condizione: rifarlo completamente.»

  Ecco, questo non lo sai: da almeno un anno vogliamo dare un nuovo aspetto al bagno. Ha dieci anni, sbuffi grigi sopra il calorifero, magagne sparse ovunque, la doccia da rifare e, be’, non ci piace più. Quel verde Irlanda, per quanto bellissimo, ci stufa da morire. Allora raccogliamo idee, le confrontiamo, ne scartiamo alcune e infine scegliamo quella giusta. Sappiamo esattamente come sarà il nostro bagno – uso il futuro, perché per quest’anno non se ne parla, forse il prossimo…

  Invece.
  Spariscono: 1) il verde Irlanda della parete del lavabo, 2) il pensile sopra i sanitari, 3) i battiscopa in rovere, 4) l’odioso specchio rotondo, 5) la mensola in vetro. E già tutto si fa più ampio.
  Compaiono: a) uno specchio rettangolare con mensola in metallo, b) i battiscopa bianchi, c) due quadri sopra i sanitari, d) una finta boiserie che corre lungo le quattro pareti. La boiserie è finta, perché dipinta con smalto direttamente sulla parete; è alta 90 cm, sufficiente per farsi notare senza incombere; è grigio antracite: un abbraccio di semplice serietà che riequilibra le proporzioni del bagno.

sorrisoa360giorni-bagno-nuovo-boiserie-finta

  Mi piace moltissimo: il bagno non è più lungo e stretto, ma squisitamente quadrato! Non è più raccogliticcio, ma studiato con amore nei minimi particolari. Ed è questo, il fuori programma che mi piace di più.

  P.S. Manca la doccia: la faremo quando avrò convinto il marito dell’opportunità di disporre le piastrelle come dico io.

  P.P.S. Una sola foto e nemmeno buona, ma per un bagno piccolo, cieco e ricavato nel sottoscala (e zero macchina fotografica dignitosa) è già oro che luccica.

mercoledì 26 febbraio 2014

Cambiamento numero tre

Caro Diario,
 ho la sindrome da cucina irrisolta.
 Non è cosa da poco entrare in cucina ogni giorno, guardarla con occhio critico e con "stanchità" (come direbbe il mio professore di filosofia) pensare: No, così non va. Meglio cosà...
 Ma nessuno sa cosa sia cosà.
Se potessi buttar giù la parete divisoria tra cucina e soggiorno, farei una cucina con un bancone. Però poi perderei il fascino della vetrinetta in nicchia. E sicuramente le volte ne risentirebbero.
Se potessi far correre i mobili anche sotto la finestra, esaudirei uno dei miei sogni. Ma la finestra è molto bassa e sprecherei tutto quello spazio in più del vano.
Se aprissi il passaggio soggiorno/cucina verso il giardino, invece che verso il cortile, avrei un lungo piano di lavoro sotto ben due finestre e ben due nicchie da sfruttare (due vetrinette? una vetrinetta e la casa per lo Smeg?). Ma dovrei spostare il calorifero sulla quarta parete libera e sono sicura che me ne pentirei all'acquisto di un nuovo mobile.
Se la casa fosse al contrario (con tutto quello che sta sulla parete est ribaltato sulla parete ovest e viceversa), avrei una casa più semplice e non passerei mezz'ore intere a riempire di disegnini fogli di quaderni a quadretti alla ricerca della soluzione perfetta. Ma perderei gran parte del divertimento.

 Cosa c'è che non va nella nostra cucina? Te lo dico subito: uno non so cosa farmene della nicchia, due manca un piano di appoggio extra, tre non so dove mettere il frigorifero (dove già si trova, tra le due finestre, oppure sotto il piano di lavoro?), quattro non so quale frigorifero scegliere (Smeg, integrato, o a cassettone?), cinque non sopporto la mensolona con luci (meglio pensili, scaffali aperti o il nulla?), sei non sopporto l'orrida cappa, sette mi piacciono i mobili bassi disposti a U (ma preferisco il forno alto), otto adoro i pensili e le colonne alte (ma temo di soffocare le volte), nove...

 Ci pensa il vento del cambiamento a dissipare ogni dubbio: a partire da aprile Ikea metterà in vendita un nuovo sistema per cucine chiamato Metod (con l'accento sulla o, mi dicono). Nuovi nomi, nuove misure, nuove ante, nuovi cassetti e nuove soluzioni organizzative. Bello, bellissimo.
 Primo pensiero: lo voglio! Gli occhi già mi luccicano al pensiero di aprire quei cassetti. Mi blocca un'unica considerazione: la nostra cucina Ikea ha solo sei anni, è in ottimo stato ed è superorganizzata. Butterei al vento tutto il gran lavoro che ho fatto finora e non mi va.  
 Secondo pensiero: completiamo la cucina finché è ancora in vendita il sistema Faktum! Son solo pochi pezzi, in fondo. Sì, ma quali?
 Così mi ritrovo a disegnare ipotetiche cucine.


 Partendo dallo stato di fatto (monco), ipotizziamo prima di aggiungere un pensile profondo 60 cm sopra al forno e al frigorifero fino a un'altezza di 141 + 35 = 176 cm, poi di alzare ulteriormente le colonne a 211 cm, integrando frigo/congelatore futuro, e decidiamo infine di aggiungere una fila di pensili tra le due colonne.
 Et voilà, ecco la soluzione finale:


 Pro:
- la nicchia (ridotta e senza mensole) diventa il fulcro della cucina (con un quadro o un colore particolare)
- il frigo e il congelatore da incasso sono integrati nella cucina
- la mensola sparisce, sostituita dai pensili - evviva
- la cappa sparisce dentro il pensile - doppio evviva
- aumenta lo spazio contenitivo (talmente tanto, da non saper come riempirlo...)
- non ci sono più ninnoli sopra frigo, mensola e forno
- le ante bianche e lucide riverberano la luce proveniente dalla finestra per tutta la parete
- soddisfo il mio desiderio di avere una cucina "a ponte"
Contro:
- non ci sono nuovi piani d'appoggio (ma mi servono?)
- la nicchia è sacrificata (ma la sfrutterei altrimenti?)
- temo che i mobili siano troppo alti e soffochino le volte (iniziano a 217 cm)
- rinuncio alla cucina "bassa"
- non c'è spazio per il mio tanto desiderato Smeg - inconcepibile

 Sono consapevole di non poter avere la cucina dei miei sogni - ma solo perché è un pasticcio di stili: cucina di sole basi a U su tre pareti + cucina con colonne e pensili  "a ponte" su una sola parete + frigo/congelatore integrati + Smeg - e non mi do pace. Questa notte, però, una soluzione per avere sia la cucina "a ponte" che lo Smeg attraversa il mio cervello: l'afferro lesta e la trascrivo sul quadernetto dei progetti, pronta per essere realizzata in futuro (ma questa è un'altra storia).
 Se non sorgono nuovi dubbi, in settimana corriamo all'Ikea a ordinare i pezzi mancanti. Certo, mio caro Diario, il tuo parere sarebbe molto prezioso. Ti va di dirmi cosa ne pensi?

(-2; determinazione: puntigliosa; umore: raffreddato; sorriso del giorno: nuova cucina all'orizzonte!)

mercoledì 4 dicembre 2013

Raptus

Caro Diario,
 oggi è mercoledì, ma voglio parlarti di domenica.
 Quella appena passata è una domenica piena di brio, di quelle che (finora) sono più uniche che rare. Ma per raccontarti di domenica, devo fare un passo indietro di una settimana, fino ad arrivare a mercoledì scorso.
 Mercoledì scorso sono in città, in compagnia di un gruppetto di fantastiche fanciulle (ma questa è un'altra storia). Entriamo in un negozio - devo prendere solo un oggetto, giuro -, ma subito dietro l'angolo vedo davanti a me un piccolo tavolo-vassoio. Color latte e menta. Che mi guarda con occhi languidi. 
 Blink. Sarebbe perfetto per il mio divano... Ne sto cercando uno così da tanto tempo... Pensa che forte servire gli aperitivi sul tavolino-vassoio... Eccetera eccetera alla velocità del fulmine. O meglio, alla velocità dei pensieri di una donna che vuole fortissimamente vuole una cosa al di là di ogni ragionevole obiezione.
 E così mi ritrovo a passeggiare in città, in compagnia di un gruppetto di fantastiche fanciulle; a prender posto su un treno; a saltellare dal freddo sulla banchina della stazione; a prender posto su un altro treno; a guidare fino a casa, con il mio nuovo fiammante tavolino-vassoio accanto.
 Che rimane impacchettato ancora per qualche giorno. 
 Domenica è una giornata speciale: colazione sfiziosa, chiacchiere e progetti, spostamento di mobili* (fantastico sport), pranzo goloso, riposino rigenerante, giretto per negozi, serata rilassante con altre chiacchiere piacevoli. Ah, da metterci la firma!
 Il risultato di questa giornata - oltre a un senso di gioioso tepore:

Foto pessima. Colpa del telefono (ehm).

* Per spostamento di mobili s'intende: svuotare due panche accostate ai divani, riporre/buttare le montagne di cianfrusaglie stratificate nelle e sulle panche, trasferire le panche pulite, vuote e leggere in altro loco (ma questa è un'altra storia), pulire angoli nascosti e dimenticati del soggiorno, posizionare il nuovo tavolino-vassoio.
(-27; determinazione: offuscata dai dolci ricordi di mercoledì scorso; umore: offuscato da altro)

mercoledì 31 luglio 2013

Dentro lo specchio

Caro Diario,
 ogni tanto mi stupisco di me stessa.
 Nei momenti più impensati, mi ritrovo con carta, penna e sguardo perso in una visione: sto giocando al piccolo architetto. Così rimugino, immagino e risolvo le questioni geometriche più delicate di casa. A volte impiego settimane intere, a volte anche mesi, prima di sciogliere l'enigma e giungere a un lieto fine (che poi fine non è mai).
 Ma non questa volta. Questa volta - stupore! - mi prende un raptus improvviso, come sospinta da una volontà del tutto indipendente: ecco che sposto "momentaneamente" (ma so già dove andrà) la cassapanca tra le finestre, lo scaffale al posto della console, la console al posto della cassapanca. Ed è subito un'altra musica: non più cacofonica, ma armonica.
 Come rullo di tamburi, lo specchio della nonna. E' uno specchio antico, restaurato e regalato come dono di nozze dal bisnonno ebanista a sua figlia. E' carico di ricordi e d'affetto. E ora è appeso in camera nostra a compiere magie. Come attrarre degli oggetti del buon umore - qualche stampa, un paio di ricordi, i miei caleidoscopi - e farmi spuntare il sorriso a ogni occhiata.
 Al mattino mi piazzo davanti allo specchio per far ginnastica e la sera mi saluto prima di coricarmi. E dentro lo specchio appare una me stessa sorridente, felice e bella. Indubbiamente uno specchio fatato.


 Quanto mi piace questa nuova parete, così calda, così rassicurante. E questo specchio meraviglioso, a cui non devo nemmeno chiedere chi è la più bella del reame.
 Grazie, nonna!

P.S. Secondo il programma, oggi pulizia e riordino camera jolly. Ma gli imprevisti...

(-157; determinazione: presente; umore: roseo; obiettivo: arredare la camera da letto; risultato: ottenuto; camera jolly: manca...)

martedì 2 luglio 2013

Zic e foglie

Caro Diario,
 a volte basta un zic per capovolgere una situazione.
 Ogni zic ha la sua storia e la capacità di cambiar la storia. Grazie a un zic, per esempio, io e il marito siam sposati.
 Questo zic di cui ti voglio parlare è semplice semplice. In casa abbiamo una stanza che cambia nome a seconda dell'umore (nostro) e dei mobili che ospita: stanza degli armadi, stanza guardaroba (+ cassettiere e console), stanza della musica (+ hi-fi e casse), craft room (+ tavolo e macchina da cucire), stanza del relax (+ poltrone della nonna), stanza degli orrori (+ poltrone della nonna sommerse da vestiti, scarpe, asciugamani, lenzuola e qualsiasi cosa immaginabile). Tsk.
 In poche parole: una tristezza infinita. E uno spreco totale di uno spazio che potrebbe diventare strategico e, soprattutto, vissuto con piacere.
 Medito molto in questi giorni, e giungo alla conclusione che in questa casa manca una stanza degli svaghi. Lo so, il fienile sarebbe l'ideale, ma ci metteremo mano solo tra molti, molti e molti anni. Sicché questa camera è perfetta. Cioè: tra qualche spostamento di vecchi mobili e acquisto di nuovi, sarà perfetta.
 Intanto preparo l'atmosfera. Di luce ce n'è sempre tanta, sulla parete color oliva il sole brilla e crea nuove sfumature, l'affaccio sul giardino è dolce. I colori saranno tutti sul tono del verde - lime, prato, oliva, menta, acqua, turchese - per trasfomrare quattro pareti in un piccolo falso giardino d'inverno.
 Ed ecco che estraggo dalla manica (ehm) alcuni stickers della mia folta raccolta. Zic!


 Con un semplice zic, ogni volta che passo di qui, mi spunta un sorriso (prima fuggivo tappandomi gli occhi).  Avevano ragione gli antichi romani: per allargare gli orizzonti, si può sempre trasformare un locale squallido e triste in un giardino pieno di fresche frasche.

(-185; determinazione: alta; umore: verdeggiante; obiettivo: organizzare la stanza degli svaghi; risultato: molto in fieri)

venerdì 24 maggio 2013

New York, New York

Caro Diario,
 sono monotematica, lo so.
 Ma son così contenta di veder rinascere lo studio, che non riesco a distogliere gli occhi. E la mente.
 Spesso mi capita di comprare un oggetto spinta da un impulso irrefrenabile. Spesso mi capita di tornare a casa col bottino e passar giorni a guardarlo nella speranza che mi suggerisca cosa farne.
 Come per gli stickers: ne abbiamo in casa ben sei. Uno solo - l'ultimo acquistato - lo posizioniamo immediatamente al suo posto. Tutti gli altri vagolano per casa in cerca di una dimora. Come i quattro grattacieli di New York, alti, svettanti, frecce di libertà puntate verso il cielo. Li prendo perché prima o poi a New York ci andrò, perché sono una finestra su un mondo libero. Ma... be', non so dove metterli.
 Perciò, appena in casa, per non darla vinta al marito ("Perché li prendi, che poi girano in giro per settimane/mesi?") li attacco alla bell'e meglio sul fondo dell'Expedit, troppo presto nascosti da libri, appunti, quaderni, riviste e altre cianfrusaglie, così bene da dimenticarmi della loro esistenza.
 Li ritrovo con stupore nel momento in cui ripuliamo la libreria. E ora, che di lì se ne devono andare, dove li metto? Argh.
 E poi un giorno un'amica condivide un'idea strepitosa: realizzare il tappetino del mouse con i washi tapes. Mumble mumble. Perché no?





(-223; determinazione: buona; umore: buono; obiettivo: decorare lo studio; risultato: in fieri)

giovedì 23 maggio 2013

Tic toc

Caro Diario,
 ogni tanto ne penso una buona.
 Quando entri a casa nostra, la prima cosa che vedi è il soggiorno, con la sua finestra sul giardino e il camino nel mezzo. Se giri lo sguardo verso sinistra, trovi la cucina bianca, lucida e riscaldata dal legno e dai libri. Se ti volti a destra, la visuale è dominata dall'orrida scala. Tanto amata, ma tanto brutta: cemento grezzo e una passatoia verde scuro su tutta la lunghezza. Un orrore e una vergogna al contempo.
 Ci vorrebbe proprio qualcosa di insolito, che attiri su di sé tutta l'attenzione.
 Pensa che ti ripensa, un'idea si fa strada: qui sarebbe perfetto un pendolo! Come quelli di una volta, un po' sagomati, paciosi. Ma rigorosamente bianco e nero, come il resto dello studio.
 Detto, fatto:
  1. capatina all'Ikea per acquistare il necessario;
  2. leggera levigatura del muro (il marito vorrebbe ridipingerlo, ma a me l'aspetto invecchiato piace. E poi ho fretta);
  3. posizionamento dei pezzi;
  4. raid al Brico per acquistare l'orologio giusto;
  5. abbellimento dell'orologio.


(-224; determinazione: nella norma; umore: quasi colorato; obiettivo: decorare lo studio; risultato: in fieri)
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