venerdì 28 febbraio 2014

Il blog che sarò tra tre anni

Caro Diario, 
 hai visto le novità?
 Ti scrivo ormai da un anno e passa, ma le presentazioni serie ancora mancano. Corro subito ai ripari: ecco due pagine nuove nuove per presentare come si deve me e te.
 Non mi è facile pensare a noi due distintamente. Inizio a scriverti per superare indenne una crisi coi fiocchi, nasci dal mio istinto e dal bisogno di riorganizzare la mia vita con gli annessi e connessi. Ribaltata a testa in giù finalmente vedo chiaro: le cose prima secondarie ora sono in cima alle priorità, e quelle prima importanti diventano nugae. I vecchi occhiali si rompono e quelli nuovi mi fan vedere tutto più rosa: ricomincio a sorridere con gusto.
 Sono sicura di scrivere l'ultima tua pagina dopo un solo anno, ma il vento del cambiamento è sottile e s'infila dappertutto: da necessità, scriverti e raccontarti le mie vicende quotidiane diventa gioia e piacere. Grazie a te posso conoscere altre Q.Q. ed ex Q.Q. in via di definizione, confrontarmi con loro e sorridere dei piccoli guai e delle piccole gioie.
 Siamo ancora un tutt'uno, mio caro Diario, e lo saremo anche nei prossimi anni.
 Non penserei al futuro (abitudine persa dieci anni fa), ma ho un tema da svolgere come compito de Il Blog Lab, perciò mi tocca. 
 Il tema s'intitola Il blog che sarò tra tre anni.
 Tra tre anni sarò assieme a te un blog più "serio", ma continueremo a divertirci. Pagina dopo pagina cresceremo assieme, prenderemo tante decisioni e faremo molte scelte. Spesso cambieremo idea - di sicuro.
 Tra tre anni raggiungeremo l'obiettivo iniziale: avere sane abitudini e una vita serena. Ho in mente nuovi progetti da confidarti e cambiamenti positivi di cui vantarmi.
 Tra tre anni raggiungeremo assieme anche un altro obiettivo, piuttosto ambizioso: avere una vita ricca di avventure. Prime fra tutte scrivere per professione e sguazzare in una rete di amicizie con cui collaborare, condividere interessi e continuare a sorridere.
 Come? Così!

  1. Preparo il nido {curo la casa, curo gli affetti, imparo, curioso e sperimento}
  2. Controllo il piumaggio  {curo me stessa, curo gli interessi, scrivo, leggo, allargo gli orizzonti}
  3. Stendo le ali e volo alto
(0; determinazione: essa c'è; umore: scintillante; sorriso del giorno: il nostro futuro!)

mercoledì 26 febbraio 2014

Cambiamento numero tre

Caro Diario,
 ho la sindrome da cucina irrisolta.
 Non è cosa da poco entrare in cucina ogni giorno, guardarla con occhio critico e con "stanchità" (come direbbe il mio professore di filosofia) pensare: No, così non va. Meglio cosà...
 Ma nessuno sa cosa sia cosà.
Se potessi buttar giù la parete divisoria tra cucina e soggiorno, farei una cucina con un bancone. Però poi perderei il fascino della vetrinetta in nicchia. E sicuramente le volte ne risentirebbero.
Se potessi far correre i mobili anche sotto la finestra, esaudirei uno dei miei sogni. Ma la finestra è molto bassa e sprecherei tutto quello spazio in più del vano.
Se aprissi il passaggio soggiorno/cucina verso il giardino, invece che verso il cortile, avrei un lungo piano di lavoro sotto ben due finestre e ben due nicchie da sfruttare (due vetrinette? una vetrinetta e la casa per lo Smeg?). Ma dovrei spostare il calorifero sulla quarta parete libera e sono sicura che me ne pentirei all'acquisto di un nuovo mobile.
Se la casa fosse al contrario (con tutto quello che sta sulla parete est ribaltato sulla parete ovest e viceversa), avrei una casa più semplice e non passerei mezz'ore intere a riempire di disegnini fogli di quaderni a quadretti alla ricerca della soluzione perfetta. Ma perderei gran parte del divertimento.

 Cosa c'è che non va nella nostra cucina? Te lo dico subito: uno non so cosa farmene della nicchia, due manca un piano di appoggio extra, tre non so dove mettere il frigorifero (dove già si trova, tra le due finestre, oppure sotto il piano di lavoro?), quattro non so quale frigorifero scegliere (Smeg, integrato, o a cassettone?), cinque non sopporto la mensolona con luci (meglio pensili, scaffali aperti o il nulla?), sei non sopporto l'orrida cappa, sette mi piacciono i mobili bassi disposti a U (ma preferisco il forno alto), otto adoro i pensili e le colonne alte (ma temo di soffocare le volte), nove...

 Ci pensa il vento del cambiamento a dissipare ogni dubbio: a partire da aprile Ikea metterà in vendita un nuovo sistema per cucine chiamato Metod (con l'accento sulla o, mi dicono). Nuovi nomi, nuove misure, nuove ante, nuovi cassetti e nuove soluzioni organizzative. Bello, bellissimo.
 Primo pensiero: lo voglio! Gli occhi già mi luccicano al pensiero di aprire quei cassetti. Mi blocca un'unica considerazione: la nostra cucina Ikea ha solo sei anni, è in ottimo stato ed è superorganizzata. Butterei al vento tutto il gran lavoro che ho fatto finora e non mi va.  
 Secondo pensiero: completiamo la cucina finché è ancora in vendita il sistema Faktum! Son solo pochi pezzi, in fondo. Sì, ma quali?
 Così mi ritrovo a disegnare ipotetiche cucine.


 Partendo dallo stato di fatto (monco), ipotizziamo prima di aggiungere un pensile profondo 60 cm sopra al forno e al frigorifero fino a un'altezza di 141 + 35 = 176 cm, poi di alzare ulteriormente le colonne a 211 cm, integrando frigo/congelatore futuro, e decidiamo infine di aggiungere una fila di pensili tra le due colonne.
 Et voilà, ecco la soluzione finale:


 Pro:
- la nicchia (ridotta e senza mensole) diventa il fulcro della cucina (con un quadro o un colore particolare)
- il frigo e il congelatore da incasso sono integrati nella cucina
- la mensola sparisce, sostituita dai pensili - evviva
- la cappa sparisce dentro il pensile - doppio evviva
- aumenta lo spazio contenitivo (talmente tanto, da non saper come riempirlo...)
- non ci sono più ninnoli sopra frigo, mensola e forno
- le ante bianche e lucide riverberano la luce proveniente dalla finestra per tutta la parete
- soddisfo il mio desiderio di avere una cucina "a ponte"
Contro:
- non ci sono nuovi piani d'appoggio (ma mi servono?)
- la nicchia è sacrificata (ma la sfrutterei altrimenti?)
- temo che i mobili siano troppo alti e soffochino le volte (iniziano a 217 cm)
- rinuncio alla cucina "bassa"
- non c'è spazio per il mio tanto desiderato Smeg - inconcepibile

 Sono consapevole di non poter avere la cucina dei miei sogni - ma solo perché è un pasticcio di stili: cucina di sole basi a U su tre pareti + cucina con colonne e pensili  "a ponte" su una sola parete + frigo/congelatore integrati + Smeg - e non mi do pace. Questa notte, però, una soluzione per avere sia la cucina "a ponte" che lo Smeg attraversa il mio cervello: l'afferro lesta e la trascrivo sul quadernetto dei progetti, pronta per essere realizzata in futuro (ma questa è un'altra storia).
 Se non sorgono nuovi dubbi, in settimana corriamo all'Ikea a ordinare i pezzi mancanti. Certo, mio caro Diario, il tuo parere sarebbe molto prezioso. Ti va di dirmi cosa ne pensi?

(-2; determinazione: puntigliosa; umore: raffreddato; sorriso del giorno: nuova cucina all'orizzonte!)

lunedì 24 febbraio 2014

Uncinetto: basco vs raffreddore

Caro Diario,
 ho il raffreddore.
 Sarà un caso? Mi taglio la lana (leggi "capelli") e il naso pizzica, gli occhi lacrimano, gli starnuti spostan montagne.
 Il raffreddore e io abbiamo uno strano rapporto: lui mi fa delle improvvisate, io tento di allontanarlo con tutte le armi a disposizione. Mi circondo di fazzoletti di carta nuovi e mi perdo in fazzoletti di carta usati, asciugo lacrime dagli occhi e assorbo altri tipi di lacrime dal naso (hai presente Michael Palin con le patatine nel naso in Un pesce di nome Wanda?), bevo un paio di Aspirina Spritz e indosso il cappello di lana.
 Perché passare la notte con la testa al caldo è l'unico sistema per allontanare il raffreddore. E non solo. Appena m'infilo sotto il piumino con calzettoni, pigiamone e cappello calato sulla fronte, il marito mormora: "Mmm. Stanotte pure gli incubi staran lontani."
 Pfui. Il mio cappello è bellissimo. Frutto di otto ore di crochet - in realtà sarebbero quattro, ma l'ho rifatto ben due volte: troppo stretto, disfa, troppo largo, disfa, giusto - era ora.
 Prima del raffreddore e prima del taglio di capelli, infatti, decido di regalarmi un nuovo cappello. Quel che uso dall'anno scorso, una cloche marrone ingentilita da un gufetto in tinta di Isabo, non copre perfettamente (forse dovrei dire "sigilla") le orecchie dal vento freddo di fine inverno. Sarebbe perfetto un basco. 
 E basco sia: Tramite Pinterest trovo un modello che mi piace e ne seguo lo schema, facile facile. Senza buchi, fitto fitto e lungo giusto per riparare le orecchie. Vorrei aggiungerci un pompon, ma già il marito dice che sembra una cuffia da doccia (villano), non vorrei strafare.
Il basco (colorato!) & la cloche ingentilita.

 Devo ancora abituarmi a indossar qualcosa che non sia nero / grigio scuro / marrone / blu, ma per il resto funziona: ho messo all'angolo il raffreddore. Un'altra notte col cappello e lo accompagno alla porta.

(-7; determinazione: media; umore: agitato; sorriso del giorno: cappello 1 - raffreddore 1!)

venerdì 21 febbraio 2014

Cambiamento numero due: diamoci un taglio

Caro Diario,
 ci siamo.
 I miei capelli son lunghi quattordici mesi: se li lascio sciolti, mi pizzicano il collo (odioso); se li lego in una coda di cavallo alquanto moscia, mi fanno male. Sono talmente sfibrati e stanchi, che sembra abbia un'aureola soffusa tutt'attorno alla testa. Ogni tanto si arricciolano d'allegria, ma ormai son casi molto rari.
 Da mesi colleziono immagini di fanciulle soavi con pettinature altrettanto soavi: lunghi, mossi e di ogni colore (grigio, rosa, azzurro i miei preferiti), sofisticati e folli caschetti arricciati, corti sbarazzini, corti strutturati, corti affascinanti. Ma ancora non sono convinta.
 Finché non arriva il vento del cambiamento, che s'infila tra le mie ciocche, le solleva, le osserva e, con tono scettico, mi chiede: "Che cos'è 'sta roba?". Non ha tutti i torti.
 Presa da un raptus frenetico, cerco il numero di telefono della mia parrucchiera (si può definirla "mia" dopo due tagli in due anni?), digito e aspetto che risponda al telefono. Il cuore mi batte, manco stessi telefonando al George. "Quando vuoi venire?", chiede lei. "Anche oggi, se puoi", rispondo io. "Sì, posso".
 E così eccomi qui sulla poltrona girevole, coi capelli bagnati e un filo di preoccupazione tra le sopracciglia. "Corti?", chiede la parrucchiera. Corti, suggerisce il vento del cambiamento. "Corti", rispondo.

(-7; determinazione: alta; umore: solare; sorriso del giorno: nuovo parrucco!)
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