Caro Diario,
non puoi immaginare quanto sia bello camminare!
Questa estate rivoluziono i miei ritmi: mi alzo presto, mangio leggera, sorrido appena sveglia, lavoro meglio e di più.
Indosso tuta e scarpe, afferro un pezzo di cioccolato e la bottiglietta d’acqua, il telefono e le chiavi della macchina. Scendo sul lungolago, imposto cronometro e contapassi (nel telefono) e mi alleno.
Che pace. Cammino al mattino, all’alba e ogni aurora è diversa dall’altra. Giorno dopo giorno riconosco i rumori, i passi, i volti, le voci, i versi degli uccelli, la forza del vento dal tintinnio delle barche. Dopo un po’ che cammino il respiro si regola, diventa profondo e leggero: è questo il momento che amo di più. Mi sembra di galleggiare nell’aria, dal centro di me stessa vedo il mondo e mi sento bene.
Poi arriva novembre, carico di impegni e di stanchezza, e mi fermo. Non riesco più ad allenarmi, se chiudo gli occhi e rievoco quelle sensazioni, mi sento ancora bene.
L’inverno porta piogge, freddo, neve, raffreddori e influenze. Il mio pensiero è sempre sul lungolago; acquisto pantaloni e calze più lunghi, una giacca imbottita, riprendo guanti, fascia e scaldacollo in pile: io mi preparo, ogni giorno di sole è il giorno giusto.
mercoledì 4 aprile 2018
mercoledì 21 marzo 2018
Correre: scappare o raggiungere?
Caro Diario,
quando vedo qualcuno correre mi chiedo da che cosa stia scappando.
Mi chiedo se indossare una tuta, sudare su una strada con lo sguardo rivolto avanti e il sudore che cola ovunque sia una penitenza, un fioretto, l’espiazione di qualche peccato.
Non capisco, non capisco proprio: perché correre tra gli alberi di un bosco, sui marciapiedi di città, sempre e comunque, giorno dopo giorno? No, non capisco.
Fino all’estate scorsa.
A luglio inizio ad allenarmi (non corro - continua a non piacermi - ma cammino): per curiosità, per bisogno (ho la testa piena e cerco un modo efficace per svuotarla), per speranza. Inizio ad allenarmi senza troppe pretese, seguo il metodo 7x7 (dal divano a 7 km/h in tredici settimane), scopro che mi piace e continuo: giorno dopo giorno.
Ora lo so: chi corre non sta scappando da qualcosa di brutto, sta raggiungendo qualcosa di bello.
quando vedo qualcuno correre mi chiedo da che cosa stia scappando.
Mi chiedo se indossare una tuta, sudare su una strada con lo sguardo rivolto avanti e il sudore che cola ovunque sia una penitenza, un fioretto, l’espiazione di qualche peccato.
Non capisco, non capisco proprio: perché correre tra gli alberi di un bosco, sui marciapiedi di città, sempre e comunque, giorno dopo giorno? No, non capisco.
Fino all’estate scorsa.
A luglio inizio ad allenarmi (non corro - continua a non piacermi - ma cammino): per curiosità, per bisogno (ho la testa piena e cerco un modo efficace per svuotarla), per speranza. Inizio ad allenarmi senza troppe pretese, seguo il metodo 7x7 (dal divano a 7 km/h in tredici settimane), scopro che mi piace e continuo: giorno dopo giorno.
Ora lo so: chi corre non sta scappando da qualcosa di brutto, sta raggiungendo qualcosa di bello.
venerdì 9 marzo 2018
Com’è la tua vita?
Caro Diario,
com’è la tua vita?
Te lo chiedo perché sto svolgendo un’indagine di mercato: “Com’è la tua vita? Ti assomiglia? Brilla?”. Lo chiedo a me e alle persone che incontro.
Trovo le risposte nelle pieghe del volto, negli angoli degli occhi, nelle unghie delle mani. Nel tono di voce, nei sorrisi più o meno convinti, nelle lacrime appese alle ciglia e subito asciugate. Nella concentrazione, nella dedizione, nella costanza e nella resa.
Forse preferirei non pensarci, a com’è la mia vita, ma in questo giorno mi vien spontaneo. Quando muore una persona con cui si è condiviso del tempo, vien spontaneo chiederselo.
È quel che viene dopo, più difficile da gestire. Perché, se la vita non mi assomiglia, se non brilla, se non è come vorrei che fosse, che cosa faccio?
com’è la tua vita?
Te lo chiedo perché sto svolgendo un’indagine di mercato: “Com’è la tua vita? Ti assomiglia? Brilla?”. Lo chiedo a me e alle persone che incontro.
Trovo le risposte nelle pieghe del volto, negli angoli degli occhi, nelle unghie delle mani. Nel tono di voce, nei sorrisi più o meno convinti, nelle lacrime appese alle ciglia e subito asciugate. Nella concentrazione, nella dedizione, nella costanza e nella resa.
Forse preferirei non pensarci, a com’è la mia vita, ma in questo giorno mi vien spontaneo. Quando muore una persona con cui si è condiviso del tempo, vien spontaneo chiederselo.
È quel che viene dopo, più difficile da gestire. Perché, se la vita non mi assomiglia, se non brilla, se non è come vorrei che fosse, che cosa faccio?
giovedì 22 febbraio 2018
È, oh!, così calmo...
Caro Diario,
fai piano, ché sto dormendo.
Ho gli occhi aperti, ma sto dormendo: cervello? Zzz.
Mentre dormo non posso raccontarti tutte le cose fatte finora. Gli allenamenti di camminata veloce, le aurore colorate, la mente rinvigorita, i libri di Michael Ende, i viaggi lampo, la nuova coperta ri-rifatta, la stanchezza siderale di questi ultimi tempi.
Poiché nulla dura in eterno, prima o poi mi sveglierò. Prima o poi.
fai piano, ché sto dormendo.
Ho gli occhi aperti, ma sto dormendo: cervello? Zzz.
Mentre dormo non posso raccontarti tutte le cose fatte finora. Gli allenamenti di camminata veloce, le aurore colorate, la mente rinvigorita, i libri di Michael Ende, i viaggi lampo, la nuova coperta ri-rifatta, la stanchezza siderale di questi ultimi tempi.
Poiché nulla dura in eterno, prima o poi mi sveglierò. Prima o poi.
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